«ONLY FOREVER - Puressence» la recensione di Rockol

Puressence - ONLY FOREVER - la recensione

Recensione del 23 set 1998

La recensione

La voce che aveva - a tratti - Alison Moyet. La leggerezza melodica di quelle canzoni anni ottanta, svenevoli e passionali, ritornelli rubati di peso al pop-rock di Paul Weller e al suo Concilio di Stile, con in più le chitarre distorte e scosse che ci ricordano la provenienza del disco, Manchester. E’ lì che James Mudriczki (voce) incontra Tony Szuminski (batteria) e mette insieme il gruppo, avvalendosi dell’apporto di Neil McDonald (chitarra) e Kevin Matthews (basso). Una voce da angelo/diavolo, la sua, per canzoni che non avrebbero sfigurato in un film di Derek Jarman, uomini/femminili, ombre/luci e passione che viene dallo stomaco. I Puressence partono bene, inanellano la sequenza "Sharpen up the knives", "This feeling", "It doesn’t matter anymore", "Street lights" che fa veramente paura in quanto a sintesi di pop da classifica: sono canzoni classiche, nuovi standard che aspettano solo degli interpreti entussiasti. Il turbamento creato dalla voce di James assalirebbe chiunque. "Standing in your shadow" è fantastica, e va tutto bene fino a "All I want", singolo dell’album, ma poi, lentamente, qualcosa si incrina e si spezza: i brani successivi reclinano quasi su se stessi, perdono mordente e fantasia. E "Only forever" diventa una foto segnaletica della possibile genialità futura del gruppo, che in questo secondo album sembra quasi consegnare a metà un tema in classe svolto a perfezione.

Track list

  • Sharpen up the knives
  • This feeling
  • It doesn’t matter anymore
  • Street lights
  • Standing in your shadow
  • All I want
  • Behind the man
  • Never be the same again
  • Hey Hey I’m down
  • Past believing
  • Turn the lights out when I die
  • Gazing down
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