Quella volta che i Blur trollarono Sanremo

Quella del gruppo di Damon Albarn fu la migliore presa in giro mai rivolta al Festival della Canzone Italiana dal palco del Teatro Ariston. Fatta senza rompere strumenti o insultare il pubblico, ma...

Quella volta che i Blur trollarono Sanremo

A voler sintetizzare quanto successo sul palco del teatro Ariston quella sera del 20 febbraio 1996 si potrebbe andare al quarantaduesimo secondo del filmato qui sotto, con lo stacco in primo piano della diretta televisiva sul cartonato di Graham Coxon. Una cosa talmente surreale che davanti alle telecamere della Rai presenti alla quarantaseiesima edizione del Festival di Sanremo passò in cavalleria, quasi inosservata.

I grandi ospiti di Sanremo 1996

Perché ventiquattro anni fa, al Festival della Canzone Italiana, la pattuglia di grandi ospiti internazionali fu nutrita come non mai: da superstar come Bruce Springsteen, Bon Jovi, Cher, Tina Turner e Céline Dion a virtuosi come Pat Metheny e George Benson, passando per stelle del pop come East 17 e Take That, il backstage dell'Ariston nel '96 era affollato come non mai. Lì in mezzo c'erano anche i Blur.

Damon Albarn e i suoi avevano pubblicato un anno prima "The Great Escape", il disco che in pieno periodo Cool Britannia gli era valso - grazie al singolo "Country House", che nelle chart aveva sconfitto "Roll With It" degli Oasis - la "battaglia del britpop", ma l'allora futuro leader dei Gorillaz e i suoi compagni avevano già la testa proiettata a cosa sarebbe venuto dopo. E lo sforzo per immaginare un futuro non era facile: le relazioni tra i quattro elementi del gruppo iniziarono a farsi tese. A dare segni di insofferenza, in particolare, era Graham Coxon, che iniziava a trovare insopportabile l'atteggiamento da rockstar di Alex James e la mania di controllo di Albarn. Insomma, non proprio la migliore delle situazioni.

I Blur non potevano non sapere del playback, eppure...

Quando arriva l'invito a Sanremo i Blur non possono non sapere del playback imposto a tutti gli ospiti musicali. C'erano passati gruppi molto più grandi di loro, come i Queen nell''84. Il quartetto inglese accetta comunque, ma a modo suo.

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Pippo Baudo è un gigante della televisione italiana, ma è ecumenico e istituzionale. Damon Albarn è un ventottenne che si sente in cima al mondo, e che per un sacco di ragioni - giusto o sbagliate che siano - si sente in dovere di dissacrare tutto il dissacrabile. Così mentre il padrone di casa li presenta come "un complesso inglese, da cinque anni alla ribalta con grande prestigio", azzardando addirittura un paragone ai Fab Four "per via dei testi", Albarn irrompe sul palco con passo militare marciando alle spalle del padrone di casa, che - pur disorientato - riesce a rimanere compassato e professionale. Ma era solo l'inizio.

Il cartonato di Graham Coxon, la guardia del corpo al posto di Alex James

All'attacco di "Charmless Man" la regia inquadra il faccione del cartonato a grandezza naturale di Graham Coxon, installato alla sinistra del frontman: dietro alla batteria c'è Dave Rowntree, che mima dignitosamente la sua parte, ma al basso c'è Smoggy, la guarda del corpo di Albarn, che - capello ossigenato, occhiali improbabili e parka d'ordinanza - assomiglia ad Alex James solo per quanto riguarda l'altezza. In pratica, a Sanremo 1996 i Blur si presentarono a metà organico, incassando il gettone di presenza pieno, e prendendo pure per i fondelli. Non è molto più rock di una chitarra sfasciata su un amplificatore e un dito medio rivolto alla platea?

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