Quella volta che a Sanremo i Placebo spaccarono (gli strumenti). Video

Una profanazione del tempio della canzone italiana o una colossale presa per i fondelli al carrozzone festivaliero? La band incolpò 'la reazione del pubblico e l'alcol', ma nel backstage giravano voci che raccontavano un'altra storia. Molto diversa...

Quella volta che a Sanremo i Placebo spaccarono (gli strumenti). Video

Non che al Festival di Sanremo siano mancati i grandi nomi del rock internazionale, nel passato recente: le quinte del teatro Ariston, nel corso degli anni, sono state frequentate da gente come - tra gli altri - Bruce Springsteen (nel 1996), Queen (nel 1984), Smiths (nel 1987), REM (nel '95), David Bowie (nel '97), Page e Plant (nel '98) e Depeche Mode, che come ospiti al Festival della Canzone Italiana furono ingaggiati addirittura due volte, nel 1986 e nel 1990. Le cronache narrano di esibizioni a tratti rocambolesche rocambolesche, spesso in playback, ma mai di incidenti diplomatici, almeno davanti alle telecamere.

A marcare la classica eccezione alla regola pensarono i Placebo, nel 2001: l'edizione del Festival di quell'anno, condotta da Raffaella Carrà con la collaborazione di Megan Gale, Massimo Ceccherini ed Enrico Papi, tra gli ospiti musicali internazionali prevedeva anche Eminem, all'epoca sulla cresta dell'onda con "The Marshall Mathers LP", uscito l'anno prima. Il rapper di Detroit, va da sé, era il vero e proprio sorvegliato speciale - anche perché scelse di portarsi dietro l'allegra brigata dei D12, non esattamente dei frequentatori abituali di sale da té - ma il set di Slim Shady, contrariamente alla previsione di molti, non diede grossi problemi (se non, osservarono i più maliziosi, per un Mathers per lo meno stranito nel corso delle due battute finali con la padrona di casa - nel video qui sotto, dal sesto minuto in poi).

Brian Molko e soci avevano pubblicato, solo pochi mesi prima, "Black Market Music", il loro terzo disco, arrivato a due anni di distanza da "Without You I'm Nothing", l'album del botto: nonostante l'accoglienza benevola da parte della critica il lavoro sembrava non riuscire a bissare il successo del predecessore. Giocarsi sul palco di una manifestazione televisiva in eurovisione, su un mercato nazionale tutto sommato dignitoso - in termini numerici, rispetto alla media del Vecchio Continente - come quello italiano il terzo singolo, "Special K", poteva essere una buona mossa in termini commerciali per dare una scossa alle vendite e fare parlare del gruppo.

Ma a fare parlare del gruppo ci pensò, più che il singolo, il gruppo stesso, più precisamente nella persona del proprio leader e frontman. Dopo un set piuttosto standard, sul finire del brano - nel video, a 4' e 11'' - il cantante e chitarrista nato a Bruxelles nel '72, inguainato in una tuta di pelle come l'Elvis del Comeback Special natalizio del '68, pensò bene di schiantare la sua Stratocaster nera sulla testata dell'amplificatore.

Per carità: Pete Townshend la stessa cosa la faceva dalla metà degli anni Sessanta, quando Molko non era ancora nato, e per épater le bourgeois ci vuole ben altro, in un'epoca dove a gente che alle chitarre dava fuoco sul palco sono dedicati capitoli nei libri di testo usati dalle università. Ma Sanremo, come vuole il motto, è Sanremo. Il pubblico in sala, in prima battuta, rimase piuttosto sbigottito, dividendosi tra fischi e applausi, ma i ripetuti rientri in scena di un Molko più che strafottente - che non mancò rivolgere alla platea gesti platealmente provocatori, dopo il dito medio esibito a favore di camera poco prima - colpirono basso la pancia del pubblico in sala, che si scatenò. E fu così che la voce di "Pure Morning" lasciò il palco dell'Ariston con in sottofondo il classico coro "scemo, scemo".

La Carrà si scusò dopo l'interruzione pubblicitaria, e ai media non mancò materiale per diversi giorni. La vulgata ufficiale fornita da Molko - tra il maudit e il diplomatico - citò una naturale reazione a un contesto lontano da quelli abituali per il gruppo, abituato ai fan sudati schiacciati sulle transenne dei club più che alle compassate personalità sprofondate in poltroncine di raso:

"Ci siamo trovati nelle maglie di una manifestazione troppo lontana da noi", spiegò Molko, qualche mese dopo, a Repubblica: "La reazione di disgusto che il pubblico del teatro ha avuto al nostro ingresso in scena, aggiunta all'alcol che avevamo bevuto in gran quantità nei camerini, ha provocato il resto"

Eppure Rockol, che all'Ariston il 2 marzo 2001 c'era, dietro le quinte raccolse una versione diversa:

Non è stato un colpo di testa improvviso quello dei Placebo. La provocazione (prima il dito medio alzato in favore di telecamera, poi una chitarra spaccata contro un amplificatore) durante la loro esibizione a Sanremo nella penultima serata del Festival, venerdi 2 marzo, era stata pensata già da qualche giorno ed era diretta al pubblico ingioiellato e impellicciato dell'Ariston. Secondo quanto risulta a Rockol, Brian Molko si era consultato anche con Skin degli Skunk Anansie, che gli aveva spiegato la tipologia del pubblico in sala e quel che rappresenta la manifestazione sanremese in Italia. Anche nel retropalco l'uscita, ripresa dalle telecamere, di Molko che si copriva il viso quasi vergognandosi, pare sia un'ulteriore presa per i fondelli del baraccone festivaliero.

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