«14:59 - Sugar Ray» la recensione di Rockol

Sugar Ray - 14:59 - la recensione

Recensione del 05 mar 1999

La recensione

He he he... vi conosco mascherine... voi siete il tipico gruppo che inizia la propria carriera con l’explicit lyrics appiccicato sul cd e una donna nuda - una bella biondazza - messa a novanta gradi in copertina, così tutti quanti capiscono quanto siete trasgressivi e potenti. La musica è violenta perché volete dire tutto quello che non vi va bene e lo volete dire senza pausa, e dirlo anche subito e senza chiedere il permesso. Così vi costruite la reputazione della band tosta, punk nella migliore accezione del termine, ma il domandone vi aspetta alla fine del corridoio: vendiamo? Sì, no, non si sa, fatto sta che vendere è come il peggio (o il meglio): non c’è mai fine. E allora il vostro secondo album si inventa una simpatica hit da radio, "Fly", e in generale impara a concedersi, se non proprio come la pin-up in copertina di due anni prima, almeno con un po’ di sano e robusto rock’n’roll miscelato al pop che tanto piace. Ma si può dare di più, e allora ecco arrivare "14:59", ennesimo coacervo di genialità pop capace di mescolare hip hop, funk, punk, rock’n’roll e un innato gusto per le canzonette. Così trascorrete l’album ben attenti a dosare gli ingredienti duri, avendo cura - quando potrebbero iniziare a diventare davvero fastidiosi - a sostituirli con qualcosa di più tranquillizzante e rilassato. Sudore e rabbia da un lato, e dall’altro la cover di "Abracadabra" della Steve Miller Band. Non c’è che dire, un mix irresistibile, e infatti il disco funziona, e funzionerà. Il vostro tentativo di ‘sconfiggere’ i famosi quindici minuti di fama gufati a ognuno di noi da Andy Warhol è riuscito: ce la farete, cari Sugar Ray, peccato solo che il vostro gioco sia così evidente.
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