«THIS LIFE - Take That» la recensione di Rockol

I Take That al tempo della adulta maturità

In "This life" la band britannica si chiede (dandosi delle risposte) come sia questa vita

Recensione del 29 nov 2023 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

Ogni volta che sentiamo nominare i Take That li leghiamo agli anni Novanta e all'immagine di cinque giovanotti bellocci e superpop che stropicciavano da par loro classifiche di vendita e fan di sesso femminile, non necessariamente in quest'ordine. La realtà odierna è naturalmente di tutt'altro genere: i ragazzi di una volta sono oggi dei maturi e affascinanti ultra cinquantenni con qualche filo di bianco in barbetta e capelli. E da ormai una decina di anni sono rimasti in tre: di Robbie Williams tutto si sa, fu il primo a lasciare la nave per intraprendere una spettacolare carriera solista; ma anche Jason Orange è da tempo irreperibile. Poco male. Gary Barlow, Howard Donald e Mark Owen hanno tirato dritto sbandando solo un poco e tenendo sempre alta la loro bandiera e con "This life" giungono a compilare il nono album della band: sei anni e mezzo dopo "Wonderland" e a cinque di distanza dal greatest hits "Odyssey" che conteneva tre inediti.

Made in America, ma con cuore british

Dodici canzoni firmate collettivamente con Barlow che ne canta la metà e gli altri due a dividersi le restanti. Il disco è stato registrato negli Stati Uniti, per la sua maggior parte a Savannah, in Georgia, ma anche a Nashville e New York. Alcune influenze americane a livello sonoro si percepiscono chiaramente in alcuni brani, ma la matrice british è fortunatamente e inevitabilmente inscritta nel dna del trio. Il disco si incanala sul corretto binario sin dal suo inizio perché non mancano le buone canzoni. Il mood pensieroso e maturo che contraddistingue l'album è ben rappresentato dalla iniziale "Keep Your Head Up" che spiazza quanti si attendono qualche fuoco d'artificio in apertura. In seconda battuta, dominato dagli archi, subentra il riuscito singolo "Windows". La title track è musicalmente spensierata, ma una lettura al testo rivela anche altro. Chi ben comincia... ben predispone all'ascolto. Qualche ballata ben confezionata qua e là rientra perfettamente nell'economia della scaletta. Curiosamente "The champion" ha un andamento che ricorda piuttosto da vicino la "Walk on the wild side" di Lou Reed. Mentre in coda viene il tempo di guardare all'amore. All'amore in generale, non solo a quello che riguarda le cose del cuore.

Chiamatela maturità

I brani di "This life" riportano una fedele fotografia dei pensieri che passano per la mente a uomini che sono entrati nella seconda parte della loro vita. Come dichiarato da Gary Barlow: “Essere sulla cinquantina è un buon momento per farsi delle domande". Uomini la cui esperienza li porta a sapere che la vita, purtroppo o per fortuna, è una sola e che difficilmente si hanno altre possibilità ("In this life, there's no second chances", cantano nella title track). Detto in parole povere: la vita non è una passeggiata di salute, ma tant'è. Appurata questa fattuale verità, l'esperienza e l'istinto di sopravvivenza consigliano di sviluppare una ragionevole dose di resilienza che, declinata secondo la adulta pop music dei Take That, invita a non lasciarsi andare di fronte alle prime difficoltà, ma a faticare ed impegnarsi per trovare – ognuno per sè – il proprio sereno. Il terzetto britannico ha pubblicato un disco avvolto da un leggero velo di inquietudine, e ciò è piacevolmente sorprendente.

Tracklist

01. Keep Your Head Up (03:13)
02. Windows (03:57)
03. This Life (03:47)
04. Brand New Sun (04:28)
05. March Of The Hopeful (03:49)
06. Days I Hate Myself (04:01)
07. The Champion (03:37)
08. We Got All Day (03:05)
09. Mind Full Of Madness (04:03)
10. Time And Time Again (04:03)
11. One More Word (03:50)
12. Where We Are (04:29)
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