Come Glenn Hughes fece arrabbiare i puristi dei Deep Purple

Scombinò le carte in tavola, scontrandosi con Ritchie Blackmore
Come Glenn Hughes fece arrabbiare i puristi dei Deep Purple
Credits: Riccardo Arena / Concessione in uso a Rockol

Quando Glenn Hughes - che oggi compie 75 anni - varca la soglia dei Deep Purple nel 1973, non porta con sé soltanto un basso Rickenbacker e un'estensione vocale da quattro ottave. Nella cattedrale dell'hard rock britannico, edificata sulle fondamenta neoclassiche e sui riff granitici di Ritchie Blackmore, il ventiduenne originario dello Staffordshire introduce clandestinamente il "virus" del ritmo afroamericano. Hughes viene dall'esperienza con i Trapeze, un trio dove il rock pesante si era già felicemente sposato con il soul della Motown e le sincopi di Sly and the Family Stone. Per lui la musica deve andare oltre il muro di amplificatori Marshall: è una questione di bacino, di groove e di spazio dinamico tra le note.

Un terremoto stilistico

L'impatto con la formazione del Mark III è un terremoto stilistico. Se il co-esordiente David Coverdale garantisce l'ancoraggio al blues primordiale, Hughes si prende la responsabilità di spezzare la rigidità metronomica del genere. Il suo modo di suonare il basso, profondamente influenzato da James Jamerson e Stevie Wonder, introduce linee sincopate e strappi in slap che costringono persino un batterista metodico e potente come Ian Paice ad ammorbidire e ripensare il proprio portamento ritmico. Già l'album Burn rappresenta un equilibrio miracoloso tra l'epica chitarristica di Blackmore e le virate soul delle due voci soliste, ma è con il successivo Stormbringer che il "cavallo di Troia funk" si schiude definitivamente.

Blackmore non ci sta

Bastano due brani, Hold On o You Can't Do It Right, per cogliere la trasformazione da band più rumorosa del mondo a macchina da ballo altamente contaminata da R&B. Questa deriva scatenò la violenta insofferenza di Blackmore, che arrivò a liquidare con disprezzo quella svolta definendola "shoeshine music", la musica da sciuscià, da lustrascarpe; abbandonò così il gruppo per fondare i Rainbow e ritrovare la purezza delle scale minori e dei castelli medievali.

Libero dall'ingombro di Blackmore, l'impeto di Hughes diventa inarrestabile. Con l'ingresso del chitarrista americano Tommy Bolin e la pubblicazione di Come Taste the Band nel 1975, il Mark IV firma un capolavoro di funk rock "meticcio". Gettin' Tighter - scritta da Hughes con il contributo di Bolin - mette in luce il lato sexy, sincopato e contaminato del rock duro, che non rinuncia comunque a un solo decibel di potenza.

L'eresia riscrive la storia

Col senno di poi, a distanza di cinquant'anni, lo si capisce subito: quell'intuizione apparentemente eretica ha cambiato la storia della musica heavy. Senza l'audacia con cui Glenn Hughes inoculò la musica nera nell'hard rock, intere generazioni di musicisti - dai Red Hot Chili Peppers fino ai Faith No More e agli Extreme - non avrebbero mai trovato la chiave per fondere la pesantezza delle chitarre con la pulsione del funk. A 75 anni, Hughes rimane la prova vivente che il rock non è mai stato una questione di sola distorsione, ma di anima e di movimento.

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