«LA VITA E' - Nek» la recensione di Rockol

Nek - LA VITA E' - la recensione

Recensione del 27 giu 2000

La recensione

Ancora un volta Nek ha fatto centro, sfornando un singolo, “Ci sei tu”, che fa la felicità delle radio. Ma oltre alla canzone facile, e forse già anche nella canzone facile, si intravede che questa volta c’è anche altro: c’è innanzitutto un album dalle sonorità molto curate; un album, cioè, che è ben suonato, prodotto con cura, cosa che, abbinata alla facilità con cui Nek sforna melodie azzeccate, è garanzia di un ascolto comunque piacevole. Parlando di testi, lui che si fece conoscere con quella “In te” che faceva venire i brividi (ma di orrore), oggi sembra meno ingenuo e dosa con attenzione brani che parlano semplicemente d’amore, con testi più “impegnati”, in cui si parla di droga (“Meglio esserci”) e di ingiustizia sociale (“Missile speciale” e “Con la terra sotto di me”), fortunatamente senza retorica, ricorrendo a brevi pennellate e a suoni azzeccati. Ma andiamo per ordine: “Ci sei tu” è un brano in puro stile brit-rock, con nel finale un controcanto che è una sorta di omaggio ai Police. “Miami”, ritratto di un incontro del sabato sera in un locale presumibilmente di provincia, è una ballata riuscita che fa il paio con la lenta e un po’ sdolcinata “Il nostro giorno in più”, che si candida a inno degli amori estivi che si interrogano sul proprio futuro. Piccolo scivolone con “La vita è”, troppo a rischio di autocitazione, così simile nei suoni e nelle rime alla celeberrima “Laura non c’è”. “Pieno di energia” è invece un brano alla Ricky Martin di “Livin’ la vida loca”, con un vago sapore di ritmi spanglish, che mescola fiati e riusciti giri di basso. Interessante anche “Sul treno”, dove Nek si cala nella dimensione più autentica della canzone, senza troppi virtuosismi e con un testo che con essenzialità ricrea l’atmosfera di un fuggevole incontro d’amore ferroviario. Ma i momenti migliori di questo album sono da ricercarsi in “Meglio esserci” e “Con la terra sotto di me”, dove Nek ricorda in certi passaggi il Ligabue delle ballate rock più riuscite, quelle senza troppi fronzoli ma con l’anima; in questi brani, la chitarra è protagonista assoluta assieme alla voce di Nek che, se ancora ci fossero dubbi, questo disco conferma essere una gran voce. Risultato: un album che può contare su una tracklist di potenziali singoli, con un suono internazionale, con testi (di Antonello De Sanctis) che se anche ogni tanto scelgono rime che un po’ fanno sorridere (“Ripenso a te grande e infinita come Dio/ Quando il tuo mondo era anche il mio”) segnano un passo avanti verso la direzione di una maggiore consapevolezza ed essenzialità, cosa che non può che fare del bene alla proposta musicale del suo autore.
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