«LIVING IN THE PRESENT FUTURE - Eagle-Eye Cherry» la recensione di Rockol

Eagle-Eye Cherry - LIVING IN THE PRESENT FUTURE - la recensione

Recensione del 14 giu 2000

La recensione

“Desireless”, il primo album di Eagle-Eye Cherry, uscì senza troppe aspettative da parte dell’artista nel 1998. Fu invece un grande successo con diversi milioni di copie vendute nel mondo; un disco importante, e per questo difficile da replicare. Non deve essere stato perciò facile per il giovane Eagle-Eye tornare in studio e incidere nuove canzoni con un precedente così impegnativo. Non di rado molti artisti che sfondano con il loro disco di debutto falliscono nella realizzazione del loro secondo disco, presi soprattutto dalla paura di dover confermare tanto successo. Per fortuna, Eagle-Eye ha saputo prendere con intelligenza e buon senso il momento e, nel delirio di concerti e promozione in giro per il mondo, ad un certo punto ha capito che per fare nuove canzoni doveva mollare tutto, chiudersi in studio e concentrarsi solo sulla musica. Ed è quello che ha fatto. Ha affittato un loft a New York e per alcuni giorni insieme a Chris Watkins (il cantante dei Preacher Boy) ha buttato giù una manciata di canzoni semplici semplici, ma di sicuro impatto melodico. Nel frattempo, con il producer Rick Rubin (produttore, tra i tanti, di Red Hot Chili Peppers) ha inciso ben 6 canzoni in poco più di una settimana. «Non volevo pensarci troppo – ci ha raccontato al proposito Eagle-Eye - . Volevo solo entrare in studio e farlo. Il più delle volte siamo riusciti con la prima registrazione dal vivo». E questo approccio “live” si sente parecchio all’ascolto di “Living in the present future”. Colpisce soprattutto il disegno delle linee melodiche che riprendono certamente il discorso iniziato con il precedente “Desireless”, ma con più convinzione e con maggiore energia. La voce, sempre piacevolmente “bluesy”, si inserisce in un contesto forse un tantino più grezzo, ma è solo il risultato di una produzione oculata, mai spinta all’eccesso. Ed è proprio qui la chiave d’interpretazione del disco, canzoni scritte e suonate di getto, “acchiappate” al momento dell’ispirazione e poi messe su nastro senza troppi ripensamenti. Tra i tanti possibili singoli, ci piacciono in particolare “Promises mode” (molto alla Donovan), “Long way around” (incisa in duetto con la sorella Neneh Cherry), “Miss fortune” (ispirata al migliore Cat Stevens). Un disco semplice e intenso. Sicuramente da ascoltare.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.