«THIRTEEN TALES FROM URBAN BOHEMIA - Dandy Warhols» la recensione di Rockol

Dandy Warhols - THIRTEEN TALES FROM URBAN BOHEMIA - la recensione

Recensione del 13 giu 2000

La recensione

Courtney, il leader di Dandy Warhols, gioca a fare il maledetto. Lui è un cittadino della Urban Bohemia, un inguaribile bohemienne che cerca di seguire le orme dei più maledetti rockers della storia del rock’n’roll. Lo si capisce bene, forse ancor più che nei dischi precedenti, quanto abbiamo voluto dire per Courtney personaggi come Lou Reed, Iggy Pop o i Rolling Stones. Basta ascoltare il country malato di “Country leaver” o il pop sbilenco di “Solid” per rendersi conto di quanto Courtney abbia consumato i dischi dei Velvet Underground, di quanto abbia sognato di essere un protagonista all’interno di quella “Funhouse” in cui scuoteva il culo Iggy Pop negli anni 60 (ascoltare “Shakin” per credere), di come i Rolling siano ancora, nonostante il declino dei suoi eroi (vedi alla voce Mick Jagger), un punto fermo nella geografia musicale di Courtney (in “Bohemian like you”). Ma il viaggio all’interno del rock malato non finisce qui. Queste 13 tappe, questa ideale via crucis all’interno della storia del rock, arrivano fino all’inizio degli anni 90, passando attraverso le rumorosissime ed estatiche dilatazioni sonore dello shoegazing e soffermandosi davanti a quel muro di suono che costruirono gruppi come My Bloody Valentine o Jesus & The Mary Chain (lampante il riferimento a questi gruppi in “Nietsche”, il pezzo più riuscito del gruppo). Ma, in tutta questa lista di riferimenti, direte voi, Dandy Warhols, lo stile di questa band bohemienne, dov’è. Già, ce lo siamo chiesto anche noi. La risposta è: da nessuna parte. E se nell’album precedente (“Dandy Warhols come down”) questa lacuna era meno visibile perché nascosta dietro a mega hit come “If you were the last junkie on earth” (uno dei singoli più contagiosi di power pop degli ultimi anni), “Thirteen tales…..”, a corto di singoli, mostra tutta la povertà di Courtney e dei suoi compagni di avventura, forse troppo “sballati” dalla vita bohemienne per concentrarsi a scrivere nuovi hit da farci cantare come avevano fatto come “If you were the last junkie…”.
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