Piero Pelù presenta il nuovo album: 'Sono in quella età che o ti diverti o vai a fare l’orto'

Il rocker, reduce dal quinto posto al Festival di Sanremo, racconta “Pugili Fragili” e festeggia quarant’anni di carriera. E alla domanda sul risarcimento a Matteo Renzi si apre la camicia…
Piero Pelù presenta il nuovo album: 'Sono in quella età che o ti diverti o vai a fare l’orto'
Credits: Riccardo Bagnoli

El Diablo, a 58 anni, non smette di ardere. Dopo la partecipazione al 70° Festival di Sanremo, Piero Pelù torna con un nuovo album, “Pugili fragili” in uscita domani, il 21 febbraio. È il ventesimo lavoro del rocker, tra Litfiba e carriera solista: racchiude tutte le sue anime ed è una sorta di festa musicale per questi quarant’anni di percorso. Un progetto che oscilla tra melodie, atmosfere e ritmo rock, sconfinando anche nell’elettronica. “Sulla copertina di ‘Pugili fragili’ la mia pelle è strana, ho le squame, è un simbolo di cambiamento – racconta Piero Pelù – grazie alla collaborazione con Luca Chiaravalli ho sposato anche un’anima elettronica. Litigavamo dal mattino alla sera. Questo disco è stato un calvario di due anni(ride). Io portavo dietro il mio bagaglio da trio rock alla Stooges, lui viaggiava in direzione opposta, verso il pop. L’album è un compromesso, si tratta di un racconto di tutti i generi che ho affrontato nei miei quarant’anni di carriera, da solo e con i Litfiba. Ci sono momenti rock e metal, ma anche tanto blues, come dimostra il pezzo “Nata libera”, pezzo contro la violenza sulle donne”. Inevitabile un bilancio sull’ultima edizione del Festival di Sanremo: il brano “Gigante” è arrivato quinto. “La somma di energie che è esplosa sul palco dell’Ariston è stata incredibile – continua - non mi aspettavo un ritorno così importante. ‘Gigante’ è il simbolo di uno dei temi principali del disco, la rinascita. Sono i ragazzi del carcere minorile di Nisida di Napoli che mi hanno ispirato, la canzone è per loro. Della gara non mi è mai fregato nulla. Sono in quella età che o ti diverti o vai a fare l’orto. Dopo quarant’anni di carriera potrei anche produrre un disco di Ramazzotti a sto punto. Ma non lo dico in senso dispregiativo”.

Alla domanda sul risarcimento a Matteo Renzi (leggi qui), Piero si alza, si apre la camicia e mostra il petto con su scritto “No comment”. “Amo usare il mio corpo come lavagna”, sorride. Il nuovo album contiene ovviamente il brano sanremese e “Cuore matto” (cantato in coppia da Little Tony e Mario Zelinotti sul palco dell’Ariston nel 1967) nella versione travolgente proposta da Pelù nella città dei fiori durante la serata dedicata alle cover. Questa la tracklist: “Picnic all’inferno” (con il campionamento delle parole di Greta Thunberg), “Gigante”, “Ferro caldo”, “Pugili fragili”, “Luna nuda” (scritto insieme a Francesco Sarcina delle Vibrazioni), “Cuore matto”, “Nata libera”, “Fossi foco” (scritto e cantato insieme ad Andrea Appino degli Zen Circus), “Stereo santo” e “Canicola”. “Bisogna essere pronti a incassare – sottolinea il rocker - io vado avanti perché ho ancora qualche cosa da dire. Ho un vissuto che non mi allontana dalla realtà, questo progetto lo dimostra. Mi sento dire da quarant’anni che il rock è morto, poi vado a Sanremo e rubo una borsa di Chanel da 5.000 euro durante la performance. Anche il matrimonio mi ha cambiato. Dopo tanti anni ho deciso di sposarmi e ho capito ancora di più l’importanza della complicità”.

Come è nata la canzone con Appino? “Ci siamo visti a Livorno per scrivere insieme – ricorda – ci separano più di quindici anni. Lui ha frequentato gli stessi centri sociali che frequentavo anche io. Una premessa: per noi Cecco Angiolieri, poeta toscano, è stato un pre punk, proprio per questo la canzone parte da lui, dalle sue parole”. Il disco è ricco di riferimenti all’ambiente come in “Picnic all’inferno”. “Sulla spiaggia di Sanremo, durante il mio Clean Beach, abbiamo trovato una marea di polistirolo – dice Pelù - non mi fermo, la battaglia per la tutela dell’ambiente la sento addosso”. Poi un riferimento alla sua storia, ma anche al presente. “Feci il mio primo concerto quant’anni fa in un circolo Arci di Firenze – conclude – non c’era il palco, legai i tavoli della tombola e lo creai. Il rock è anche questo. L’Italia ha partorito grandi artisti. Dovremmo ricordarli ed essere meno ‘esterofili’”.

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