Pink Floyd, i 40 anni di “The Wall”: una canzone al giorno. “Waiting for the worms”.
Le parole in tedesco urlate da Waters all’inizio di “Waiting For The Worms” sono “Eins, zwei, drei, Alle!” (“Uno, due, tre, tutti!”). A questo punto della vicenda l’effetto della sostanza iniettata dal medico comincia a svanire e Pink vive una fase di sovrapposizione tra le sue reali sensazioni (che tornano prepotenti) e le visioni di cui è stato preda per tutto lo show. Nel brano irrompe il simbolo dei vermi a rappresentare la negatività che si nutre del cervello e ne condiziona le scelte, una putrescenza simbolica dello stato d’animo del protagonista: Pink è ormai alla resa dei conti con se stesso, il delirio delle sue parole è il chiaro sintomo che è vicino a dover rispondere di tutto il percorso fin qui compiuto.
Il brano cresce d’intensità con una progressione che tende al delirio. Il climax monta tra farneticazione ed esaltazione sino all’urlo “Stop!” di Pink che apre alla breve canzone successiva.
Nei concerti dal vivo Waters vestiva abiti da dittatore, parodiando Adolf Hitler e urlando frasi deliranti al megafono. Fra queste una sorta di inno all’Olocausto: “In attesa di accendere le docce e il fuoco dei forni”, nominando poi le categorie di persone uccise dai nazisti.
Domani scriveremo di “Stop”.
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I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “The Wall”.
