Pink Floyd, i 40 anni di “The Wall”: una canzone al giorno. “Nobody home”.
Un cinico ritratto di Pink mediato da uno dei testi più sofferti dell’intero disco, un piccolo capolavoro dai contorni decadenti con un appassionante inciso di pianoforte eseguito da Bob Ezrin. La televisione è il leitmotiv d’apertura, cui si aggiungono rumori di strada e un urlo lacerante di Roger Waters: “Shut up!”. Il grido prosegue con la frase “I’ve got a little black book with my poems in” concatenandosi all’inizio del cantato.
Nella descrizione di Pink si concentrano pillole biografiche attinte da differenti storie di vita: ci sono Wright, Barrett e ovviamente lo stesso Waters. Compaiono, ad esempio, probabili riferimenti (non confermati da dichiarazioni ufficiali) ad alcuni vizi del tastierista legati ai suoi momenti personali più bui: “Ho le macchie di nicotina sulle dita / E un cucchiaino d’argento con catenella / E ho un grande pianoforte a coda / per sostenere i miei resti mortali”. Di Syd veniva rimarcata la “permanente obbligatoria alla Hendrix” e l’abitudine giovanile di non portare i lacci alle scarpe, utilizzando degli elastici per tenerle insieme. Le scarpe inglesi della Gohill, citate nel testo, erano indossate dal Crazy Diamond in alcune vecchie fotografie scattate da Mick Rock.
Tra le frasi più sentite della canzone svetta “I’ve got a strong urge to fly / but I got nowhere to fly to” (“Ho un grande bisogno di volare via ma non ho nessun posto dove volare”), segno inequivocabile del muro interiore che opprime il protagonista.
“Nobody Home” venne scritta e incisa in Francia: nasceva da una sequenza di battiti cardiaci creati da Waters con il VCS3. La televisione in sottofondo fu registrata negli Stati Uniti durante le fasi finali del confezionamento del disco; il programma – la sitcom americana “Gomer Pyle, U.S.M.C.”, ambientata nell’esercito – venne inciso su nastro da un apparecchio TV presente negli studi. La voce “surprise, surprise, surprise” udibile al minuto 3:01 è di Jim Nabors; dopo aver saputo di essere presente fra i solchi del disco, l’attore pretese e ottenne un compenso da Steve O’Rourke.
Domani scriveremo di “Vera”.
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I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “The Wall”.
