Recensioni / 18 ago 2018

Emiliano Longo - RETTORE SPECIALMENTE - la recensione

Voto Rockol: 3.0 / 5
RETTORE SPECIALMENTE
Emiliano Longo

 

Conosco personalmente, e stimo, l’autore, del quale Rockol ha già recensito un precedente volume su Roberto Vecchioni  (prima ancora Longo aveva pubblicato un’analisi dei testi di Fabio Concato). So, quindi, che a questo nuovo libro ha dedicato tempo e fatica. E apprezzo il fatto che abbia scelto di scrivere di un personaggio come Rettore, la cui carriera è stata complessivamente sottovalutata a causa di certi eccessi di spettacolarità che hanno impedito a molti di considerarla, come invece merita, un’autrice di testi spesso di valore.

Ben venga, dunque, un progetto di riconsiderazione della produzione artistica della cantautrice di Castelfranco Veneto.
Però, a mio avviso, qui Longo si è fatto un po’ prendere a mano: non solo dalla personale, e dichiarata, ammirazione per l’artista, ma anche dalla sua vocazione didattica. Provo a spiegarmi meglio, e la prendo alla larga.

Sono convinto, e con me altri (Francesco De Gregori, per dire), che i testi di canzoni non possano e non debbano essere considerati alla stregua di poesie. Sono un’altra cosa: sono testi di canzoni, appunto, che hanno la loro ragion d’essere nell’abbinamento con la musica. Il che non significa che non possano o non debbano essere interessanti, significativi, anche profondi. Ma Longo li considera, li analizza, li studia con lo stesso approccio che abbiamo patito e subìto, negli anni del liceo, nei testi di letteratura italiana: cioè trovandoci un secondo livello di lettura, approfondendo le possibili motivazioni per la scelta di certe parole, scavando a fondo per individuare rimandi, simbologie, riferimenti (e rifacendosi per questo a saggisti come Bruno Bettelheim, Roger Caillois, Marie-Louise von Franz: tutta roba che è lontana le mille miglia dalle competenze di una persona mediamente informata e acculturata).

Il che mi ha irresistibilmente ricordato una frase del testo di “I am the walrus” - “Expert textpert choking smokers / Don’t you think the joker laughs at you?”, in cui Lennon si prende gioco degli accademici e di quanti cercavano significati nascosti nei testi delle sue canzoni.

Ora, è ovvio che questo approccio scelto da Longo è rispettabilissimo, ed è apprezzabile l’intenzione che l’ha guidato. Però rende la lettura un po’ troppo impegnativa, un po’ troppo “seriosa”, un po’ troppo faticosa – e quindi non alla portata del lettore medio di un libro che tratta un argomento come le canzonette. A chi si rivolge Longo usando il termine “amebeo” (pagina 96)? A un ristrettissimo pubblico di lettori che di quel termine astruso conoscono il significato (che poi sono gli stessi lettori che userebbero una matita blu per sottolineare a pagina 131 “dal bell’eco” – perché “eco” è femminile, e allora sarebbe “dalla bella eco” - o che questionerebbero sulla puntualità dell’utilizzo dell’aggettivo “anodina” a pagina 119), o hanno voglia di andarselo a cercare su un dizionario o in un’enciclopedia. In altre parole: l’autore si colloca in una posizione di superiorità vagamente saccente rispetto al fruitore della sua opera, rendendogliela di difficile godibilità.
Ed è un peccato.

Tutto ciò detto, si arriva alla fine del libro curiosi di andare a riascoltare con un orecchio più attento (e a rileggere con un occhio più acuto) le canzoni e i testi di Rettore: e quindi di rivalutarne l’importanza e il ruolo nella storia della canzone italiana moderna. Se (anche) questo era uno degli obbiettivi dell’autore, allora è stato centrato.

Franco Zanetti

 

Riceviamo dall'autore e pubblichiamo:

Ringrazio anzitutto Franco Zanetti non solo per le parole di apprezzamento spese nei miei confronti e per lo spazio che ha concesso al mio libro su Rockol, ma anche per il fatto che fu lui, nel 2012, a suggerirmene l'idea. Non entro ovviamente nel merito delle sue opinioni, che sono giustamente lecite, ma ritengo opportuno replicare alla sua critica a proposito del genere della parola “eco”, perché ne va della stima che mi sono guadagnato come professore di lettere (proprio anche in virtù della mia puntigliosità) insegnando per anni nelle scuole medie e superiori.
Sono infatti certamente a conoscenza del fatto che “eco” è termine di genere femminile. A scuola lo ricordo sempre (centinaia di studenti possono testimoniarlo) e racconto anche il mito della ninfa Eco, trasformata nel fenomeno acustico: una storia che in qualche modo spiega perché la parola sia femminile. È Rettore, in verità, che in Garage utilizza “eco” al maschile, sicuramente per ragioni di metrica: "Qui, al Garage c'è un bell'eco". Ho semplicemente commesso la leggerezza di citare un frammento del verso così com'è, pari pari, senza permettermi di correggere Rettore e dunque premettendo la preposizione articolata maschile “del” all'espressione “bell'eco”.
Ringrazio Rockol e il suo direttore per avermi dato la possibilità di pubblicare questa precisazione.    

    Prof. Emiliano Longo