«LA STORIA DEL ROCK IN ITALIA - Roberto Caselli e Stefano Gilardino» la recensione di Rockol

Roberto Caselli e Stefano Gilardino - LA STORIA DEL ROCK IN ITALIA - la recensione

Recensione del 13 gen 2020

La recensione

“Il rock italiano è come Babbo Natale: inesistente”. Lo ha detto Andy dei Bluvertigo (è citato in questo libro) e personalmente condivido il parere del musicista. Da sempre sostengo che ognuno dovrebbe fare quello che per indole e per tradizione gli riesce meglio: e noi italiani con il rock non abbiamo niente a che spartire.

Dopodiché, molto correttamente il titolo del libro non parla di “rock italiano”, ma di “rock in Italia”: e quindi non manca di riconoscere il debito di ispirazione del cosiddetto e sedicente rock italiano nei confronti del rock anglosassone, debito di ispirazione che spesso e purtroppo diventa imitazione o derivazione.

La sistematizzazione storica scelta dagli autori, che suddivide il volume in nove “momenti” (“Dagli urlatori al beat”, “I favolosi anni Sessanta”, “Gioia e rivoluzione”, “Dal progressivo al punk”, “La creazione della rockstar”, “Attenti agli Ottanta”, “Una nuova età dell’oro”, “Il rock ai tempi di Berlusconi” e “Strade - inedite? - da percorrere”) è condivisibile, e la struttura del libro, che permette rimandi e approfondimenti in box (qui ben leggibili, ringraziando Sara Taglialegne), è funzionale alla completezza della trattazione

E dato che la competenza di Caselli e Gilardino non è in discussione, in questo caso faccio un’eccezione alla mia regola – leggere sempre per intero tutti i libri che recensisco: ma qui le pagine sono 358, e se le leggessi tutte la recensione uscirebbe fra tre mesi – raccomandando il libro “sulla fiducia”.

Come ho già scritto a proposito di “Storia della disco music”, peccato che il volume non sia completato da un indice per nomi e titoli, che sarebbe utilissimo (ma probabilmente avrebbe reso l’opera troppo voluminosa, e costosa); non sarebbe una cattiva idea renderlo disponibile online sul sito della Hoepli.

Franco Zanetti

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