«O TUTTO O L'AMORE - Evasio Muraro» la recensione di Rockol

Evasio Muraro - O TUTTO O L'AMORE - la recensione

Recensione del 22 nov 2010

La recensione

Le immagini selezionate per la copertina (una sequenza di scatti colti “on the road”) potrebbero far pensare al disco di un cantautore “roots” americano: del resto, le suggestioni della migliore American Music affiorano di frequente nella scrittura e nel “suono” di Evasio Muraro, ancora fresco dell’ottima (e meritata) accoglienza riservata meno di un anno fa a “Canzoni per uomini di latta”.

Di lui piacciono la capacità introspettiva e la accurata misuratezza dello stile, fatto di parole distillate con sapiente parsimonia e di musiche cristalline, prevalentemente giocate sui timbri acustici di chitarre, pianoforti e percussioni assemblati da un piccolo ma eccellente gruppo di musicisti. Le canzoni inedite, stavolta, occupano solo metà del programma, ma sono di qualità: con un’anima sensibile e inquieta (“Non respiro”), una dimensione intima e talvolta onirica, molto fingerpicking chitarristico e qualche sussulto ritmico (il nervoso singolo “Smetto quando voglio”, le divagazioni elettriche, bluesy e un po’ psichedeliche di ”Un’ora d’aria”, la scansione funky e le sonorità fusion di “Sussurrami canzoni” su cui si srotola in rapida sequenza una galleria vivida di personaggi reali e immaginari). Muraro tiene nota anche delle scalette dell’ultimo tour, ripescando materiali risalenti al suo periodo di militanza nei Settore Out (“Se”) e al suo primo album solista “Passi”, uscito dieci anni fa (“Vivo”, per sola voce e chitarra acustica). Il Mito americano prende forma compiutamente in una originale rilettura bluegrass/country & western di “Se perdo anche te” (versione italiana di “Solitary man” di Neil Diamond), ripresa da Johnny Cash per le sue “American recordings” ed esplicitamente ispirata al Man in Black. Ma negli orizzonti di Muraro c’è anche molta Italia: e se “O tutto o l’amore” (ispirata a una poesia di Guido Roberti) rivela inflessioni buboliane, la delicata malinconia di “Ballata dell’estate sfinita” rivela la sua sintonia con il singolare universo poetico di gianCarlo Onorato (che di quel brano è l’autore), mentre una amara, dolente versione di “O cara moglie” di Ivan Della Mea riannoda il filo con un’altra passione del musicista/cantautore lombardo, le canzoni di lotta tornate drammaticamente d’attualità in questi tempi di precariato e recessione.

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