«NINE - SAULT» la recensione di Rockol

“Nine”: tornano i SAULT tra politico e personale

Quinto disco in due anni per il collettivo "misterioso" londinese. Questa volta durerà sono fino a inizio ottobre. Ritmiche dure e soul ballad sinuose, disperazione e speranza. Sempre diretti ed rilevanti. Ospite qui Little Simz.

Recensione del 02 lug 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 8,5/10

La recensione

Per gli amanti della black music (e non solo) i SAULT sono stati la sensazione più bella degli ultimi anni – ne abbiamo parlato ampiamente qui
Non solo per la musica – un brillante mix di soul, r&b, funk, elettronica e afrobeat – o per i testi, sempre molto realisti e diretti, ma anche per la modalità totalmente anti-marketing (e quindi molto efficace) delle loro uscite.

I SAULT continuano a non pubblicare loro foto, video o altro materiale promozionale, ma nello stesso tempo non giocano a nascondino con le loro identità che ormai conosciamo più o meno tutti bene (il nucleo principale è composto dal produttore Inflo, Cleo Sol e Kid Sister) perché in fondo a loro interessa principalmente la musica e che le loro canzoni siano ascoltate da tutti. .

Tutte le 10 di "Nine"

“Nine”, primo loro disco del 2021, e quinto in due anni avrà il download gratuito per 99 giorni dal giorno che è uscito - quindi fino al 2 ottobre – e poi digitalmente (forse) sparirà. Questa è “l'idea promozionale” del disco. 
Disco, sì. Perché “Nine” si presenta proprio come un disco vecchio stile. 35 minuti, 10 canzoni divise in due parti ben distinte, ognuna delle quali che inizia con una breve intro.  
Il lato A è duro, ritmico, crudo e racconta la vita difficile nelle case popolari dei sobborghi londinesi. 
“London Gangs” è un pezzo percussivo dark con la batteria in primo piano, il basso distorto e sfocato e la voce di Cleo Sol che ricorda certa new wave degli anni 80 (e in un pezzo che parla di morte e vendetta, l'interpolazione di “Auld Lang Syne" è più che sinistra).

“Trap Life” e “Pain” svelano le due facce di quel mondo tra chi vuole vivere rapidamente e pericolosamente e chi invece convive con il dolore, come viene anche raccontato in modo spietato nel minuto scarso di “Mike's Story”. Nella seconda parte il soul fa capolino tra la malinconia degli archi di “Bitter Streets” e il soliloquio blues di “Alchool”.  Ed è incredibile come la cantante Cleo Sol riesca, cambiando leggermente il timbro della voce, ad essere credibile ed efficace su canzoni e atmosfere così diverse. Alla parte rap ci pensa però Little Simz – che gravita nello stesso univero SAULT - in “You From London”, un bel G-Funk adagiato su un tappeto lounge. .
Il disco si chiude con le due canzoni che rischiano di diventare delle instant classic. “9” ruota attorno a un giro di chitarra che ricorda “Dear Prudence” per poi entrare in un soul psichedelico che culmina nel refrain “The rough can scare people / And I am made of love”. Ma è l'ultima canzone che mostra una luce in quel buio scuro che sono tutti i dischi  dei SAULT, a partire dalle copertine. “Light's in Your Hands” è una deliziosa ballata portata avanti dal pianoforte che parla direttamente al cuore lasciando un messaggio di emanciapazione e speranza “Non perderti mai / Potresti sempre ricominciare” riecheggia ripetutamente. 
Se ai primi ascolti può sembrare un disco poco coerente, alla fine “Nine” si rivela forse come il  disco più maturo e intenso del SAULT, tra i pochi gruppi che oggi riescono a mescolare politico e personale raccontando storie di disuguaglianza e discriminazione con uno stile musicale magistrale. 

TRACKLIST

01. Haha (00:51)
02. London Gangs (03:26)
03. Trap Life (03:03)
04. Fear (03:30)
05. Mike's Story (00:57)
06. Bitter Streets (04:02)
07. Alcohol (04:03)
08. You from London (03:51)
09. 9 (05:14)
10. Light's in Your Hands (05:05)
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