«INSIDE (THE SONGS) - Bo Burnham» la recensione di Rockol

Dentro il mondo sonoro di “Inside” di Bo Burnham

Venti tra canzoni e frammenti che fanno parte del meta-show Netflix del trentenne standup comedian americano che ha composto, suonato e prodotto tutto in una stanza di casa. Tra parodia, electropop ed emo-soul.

Recensione del 16 giu 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 7/10

La recensione

“Inside – the songs” è la raccolta (per ora solo digitale) delle 20 canzoni contenute nello special eponimo del comico Bo Burnham prodotto da Netflix. Lo show è stato un hype mondiale nelle precedenti settimane perché di fatto “Inside”, al di là dei giudizi, è una delle più vivide riflessioni sulla solitudine, sulla depressione e sulla nostra vita in rete durante la pandemia. 

Bo Burnham, un caso a parte 

Si tratta di 90 minuti di un meta-show ideato, girato e montato completamente in solitario durante il periodo di lockdown in una singola stanza della sua casa. Burnham è uno stand up comedian atipico perché gran parte dei suoi monologhi sono composti da canzoni, come il 70% del contenuto di “Inside” tutte contenute in questo disco.
Per paragonarlo a un artista italiano potremmo definirlo una sorta di Giorgio Gaber 4.0 totalmente nerd (scrive, compone, suona e produce tutto da solo) immerso dentro internet e negli stati depressivi. Molto intelligente, intuitivo e consapevole delle sue capacità. 
I dischi di stand up comedy sono un genere piuttosto popolare in Usa, per niente in Italia, quindi non è semplice approcciare a questo disco se non si è visto prima lo show su Netflix o non si ha una perfetta conoscenza dell'inglese.  

Tra Weird Al Yankovic e Father John Misty 

Ma come sono le canzoni? Burnham è un cantante molto eclettico e il range musicale va dal neo soul contemporaneo (“All Eyes of me”) all'eletropop (“Content”, “Problematic”) arrivando fino al chamber pop vecchia maniera (“Goodbye”). 
In molti brani (“Shit”) sembra quasi una parodia dei tempi che stiamo vivendo, in stile Weird Al Yankovic, specialmente quando racconta delle sessioni con la madre su Facetime o nei brani dedicati a Jeff Bezos; poi a un certo punto arriva un pezzo acustico ed esistenziale molto bello (“That funny feeling”) ma che somiglia tremendamente a “Holy Shit” di Father John Misty – e nel video il cantante-cabarettista, a cui nel frattempo è cresciuta molto la barba, lo somiglia anche fisicamente.

 “How the world works”, dove chiacchiera con un calzino, è la classica canzone filastrocca sarcastica sul sistema del potere che sarebbe potuta comparire nel disco di un giovane Randy Newman.  .
Molte tracce ricordano certi stilemi di Broadway però più pop (“Comedy”, “Welcome to the internet”), e sebbene ci siano alcune canzone che potrebbero finire anche in classifica (“Sexting”), alcune di queste non funzionano senza le immagini – ad esempio la serie dei luoghi comuni su instagram – mentre in altre c'è effettivamente un eccessivo compiacimento e con un retrogusto watersiano, specialmente nelle canzoni legate al tema della depressione. 

Per concludere, Bo Burnham è molto bravo con un gran gusto per la melodia (“Don't wanna know” se ben sviluppata sarebbe un gran pezzo) e “Inside” un disco atipico per le nostre orecchie, tuttavia è da ascoltare per il racconto ironico e spietato di questi tempi che abbiamo vissuto finora.

 

TRACKLIST

#1
01. Content (01:36)
02. Comedy (05:19)
06. Unpaid Intern (00:34)
07. Bezos I (00:58)
08. Sexting (03:21)
10. Problematic (03:13)
11. 30 (02:34)

#2
01. Don't Wanna Know (01:03)
02. Shit (01:18)
03. All Time Low (00:54)
05. Bezos II (00:45)
06. That Funny Feeling (05:01)
07. All Eyes On Me (05:02)
08. Goodbye (04:09)
09. Any Day Now (00:57)
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