«GHETTOLIMPO - Mahmood» la recensione di Rockol

Il mondo creato da Mahmood è unico

Il secondo album dell’artista è un mix di tutto quello che lo alimenta e nasce come reazione a “Soldi”. Fra beat che ricordano i videogame, urban e cantautorato, Alessandro prova a mostrare davvero chi è.

Recensione del 12 giu 2021 a cura di Claudio Cabona

Voto 7,5/10

La recensione

“Ghettolimpo” non è un disco semplice, né sul fronte sonoro, né su quello interpretativo. Ha diversi lati oscuri e ostici, ma è anche intriso di speranza e momenti delicati. Canzone dopo canzone, ascolto dopo ascolto, forma un mondo e un immaginario definito, in cui convivono tante anime, le stesse custodite da Mahmood. I semi della sua realizzazione vengono gettati dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 2019 con il brano “Soldi”: l’obiettivo, sin da subito, era quello di riaffermare una propria personalità evitando di perdersi in riflessi o visioni che non gli appartenevano.

E così Mahmood si è aggrappato a passioni, sentimenti e ricordi, scolpendo “un universo di mezzo” fra il divino e l’umano, fra il ghetto e l’olimpo, fra il reale e il videoludico. Non tutto quello che tocca diventa oro. Mahmood, per sua stessa ammissione, ha ancora tanto da dimostrare, ma su tutte le tracce evidenzia personalità da vendere, mischiando urban, pop e cantautorato, sull’onda di una tecnica per nulla scontata e banale. Il timbro vocale si alza, si abbassa, spezza le parole, le fonde, accarezza il rap e poi si fionda su tonalità più calde con estrema naturalezza.

Dall'Egitto alla Sardegna

Un cammino, quello per la chiusura di questo secondo disco, lungo due anni e mezzo, sfociato in un progetto pieno di sfumature e livelli, proprio come fosse un videogioco. Per decifrarlo e approfondirlo dal punto di vista del significato vi consigliamo di leggere la nostra intervista. A lavorare insieme a lui Muut, Drd (Dardust, ndr), Francesco Fugazza, Francesco "Katoo" Catitti e autori quali Davide Petrella e Salvatore Sini. In “Ghettolimpo” non troviamo personaggi onnipotenti appartenenti a un luogo irraggiungibile, ma la descrizione di semplici persone straordinarie che cercano di dare un senso alla propria vita.

Il tutto è avvolto dalle radici e dagli amori del cantautore italiano con origini egiziane: si passa dalla preghiera laica ispirata dai luoghi sacri del Cairo in “Ghettolimpo” alla musica tradizionale sarda di “T’amo”, il tutto filtrato da beat urban.

Egitto e Italia sembrano mondi distanti, eppure riescono a convivere non solo perché appartengono in egual misura all’artista, ma anche per la capacità di quest’ultimo di tenere tutto insieme grazie a precisi riferimenti. Ci sono i manga giapponesi, “Inuyahasha”, una canzone gioiello che ne è un’espressione, ma anche produzioni sonore che ricordano i videogiochi, un’altra grande passione di Alessandro, come “Kobra”, “Dorado” e “Talata”. C’è il tribalismo elettronico di “Dei”, il suono scalpitante e liberatorio di “Klan”, il cantautorato più emozionale e contemporaneo di “Rapide”.

Il feat con Woodkid

I punti di collegamento fra le canzoni non sono solo i riferimenti alle divinità o a certe geografie, ma anche un’analisi e una lettura senza filtri della realtà e del proprio io. Mahmood mette sotto i raggi x i lati oscuri del suo percorso e del suo carattere, senza rinunciare a tracciare una strada per spiccare il volo, scappando dalle prigioni reali e mentali, proprio come suggerisce “Icaro è libero”. Lo stile tanto italiano quanto internazionale di Mahmood trova conferma del suo reale valore nel pezzo “Karma” con Woodkid, il feat più interessante e riuscito dell’album.

TRACKLIST

01. Dei
04. Kobra
06. Klan
07. Zero
08. Rubini (feat. Elisa)
09. Dorado (feat. Sfera Ebbasta e Feid)
11. T'amo
12. Karma (feat. Woodkid)
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