«COLLAPSED IN SUNBEAMS - Arlo Parks» la recensione di Rockol

Il pop confessionale di Arlo Parks: un talento puro

Dopo un paio di anni di singoli e ep, esce “Collapsed in sunbeams”, debutto della ventenne londinese. Racconti introspettivi, problematici ed edificanti per un r&b intimo e contemporaneo.

Recensione del 02 feb 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 8,5/10

La recensione

Il music biz inglese composto da discografici, giornalisti e media people ogni anno è alla spasmodica ricerca dell'hype da lanciare, del talento di cui parlare, dall'artista da mettere sul piedistallo per analizzarlo e confrontarlo. A volte l'operazione riesce, la maggior parte delle volte cade nel dimenticatoio o quantomeno non esce dai confini britannici, altre volte invece rischia di bruciare totalmente l'artista (è il caso ad esempio di Laura Mvula). 

L'hype del 2020

L'artista uk del 2020 a livello di hype a seguito dei suoi ep – tra cui “Super Sad Generation” -  è stata sicuramente Arlo Parks (di cui si è già parlato ampiamente qui): copertina del NME, Artist of the Year per BBC, collaborazione con Phoebe Bridges, endorsement di Billie Eilish, apparizione in una campagna Gucci. Tuttavia era in questo 2021 con il suo primo album solista che il suo talento e la sua caratura dovevano essere valutate e confermate. 
Adesso finalmente è arrivato “Collapsed in sunbeams” e finalmente possiamo giudicare artisticamente Anais Oluwatoyin Estelle Marinho Parks, alias Arlo Parks, ventenne da West London, e il risultato è un gigantesco sì.

I testi di Arlo Parks

Per enfatizzare, ma senza farlo troppo pesare, la scrittura di Arlo, il disco parte con una traccia parlata come se fosse l'introduzione di una raccolta di racconti o di poesie, dove la cantautrice londinese anticipa  dolcemente agli ascoltatori ciò che ascolteranno, ovvero temi intimi affrontati con un abbraccio gentile - “non dovresti aver paura di piangere davanti a me” dice Arlo alla fine della traccia.

La brillantezza dei suoi testi sta proprio nella sua profonda e banale semplicità: si tratta di storie quotidiane di adolescenti che non calcano troppo sul romanticismo o sul lato emo, ma restano in equilibrio tra la cupezza e l'ottimismo, rispecchiando la natura vacillante della vita, con un'introspezione sempre legata a storie minimali. .
In “Black Dog”, una canzone su come affrontare la depressione quotidiana (era un'espressione usata da Winston Churchill), una frase semplice come “andiamo al negozio all'angolo e compriamo della frutta / farei qualsiasi cosa per farti uscire dalla tua stanza” trasporta l'ascoltatore in un mondo di comprensione e affetto. In ogni canzone c'è comunque sempre quella sensazione di “luce in fondo al tunnel”: in “Hurt” il mantra è “non farà così male per sempre” mentre in “Hope” il ritornello recita “non sei solo come pensi di essere / abbiamo tutti delle cicatrici”. Ma ci sono anche storie più tragiche come “Caroline” o di grande confusione sentimentale come “Eugene” scritta come una lettera d'amore alla sua migliore amica a cui rivela i suoi sentimenti. 

Il lato sonoro di "Collapsed in sunbeams".

I suoi ep suonavano tipicamente lo-fi, più che altro credo per esigenze tecniche piuttosto che stilistiche. Di conseguenza usciva fuori principalmente il lato più folk-soul di questo bedroom pop. Grazie alla produzione attenta del losangelino Gianluca Buccellati (co-autore di alcune canzoni) e al mixing equilibrato, questo disco pur restando fedele a quel sound, fa emergere più il suono r&b e certe influenze jazz nella composizione.
Il beat e il giro di bass di “Hurt” potrebbero benissimo uscire da un disco dei Sault, tanto per citare suoni contemporanei, il giro di chitarra di “Caroline” è puro alt-pop ma come se fosse cantato da Sade, “Bluish” viaggia su sofisticate frequenze cool jazz misto a reggae, “Green eyes” e “Too Good” sono due perfette mentre pop song contemporanee (la seconda ha anche quella indimenticata leggerezza da pop song anni 80), con quel giusto tiro funk e r&b, infine nella finale “Portra 400” accenna anche un timido rap molto uk.

 La voce di Arlo Parks vellutata ma forse un po' monocorde, quantomeno senza particolari sprazzi o raffinatezze, può sembrare il lato debole del tutto, tuttavia riesce a comunicare vicinanza, specialmente verso gli ascoltatori più giovani, e questo è un altro dei grandi punti di forza di questo sorprendente esordio. .

La canzone per la playlist

E' davvero difficile sceglierne una, ma forse la già citata “Hope” vale una segnalazione, anche perché si adatta molto bene al sentimento generale (e non solo generazionale), mentre Arlo racconta storie di tentativi per ritrovare i piaceri quotidiani della vita. E quel “non siamo soli”  inserito tra quei semplici accordi di piano jazz dentro una melodia pop, ce lo fanno credere davvero. 

TRACKLIST

02. Hurt (03:36)
03. Too Good (03:41)
04. Hope (04:30)
05. Caroline (03:36)
06. Black Dog (03:48)
07. Green Eyes (03:18)
08. Just Go (03:06)
09. For Violet (03:32)
10. Eugene (03:43)
11. Bluish (03:14)
12. Portra 400 (02:56)
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