«TERZO MONDO - Leningrad Cowboys» la recensione di Rockol

Leningrad Cowboys - TERZO MONDO - la recensione

Recensione del 27 mag 2000

La recensione

Beh, o adesso o mai più.
Penalizzati in partenza da un film che, al di là del sempre ambiguo status di "cult" (più nel Nordeuropa che in Italia), si è rivelato un pietrone al collo per loro e per il regista Kaurismaki, i Leningrad Cowboys hanno probabilmente raccolto meno di quello che meritavano.
Dieci anni dopo la loro entrata in scena, presentano un album in cui, in teoria, ci sono tutti gli ingredienti per cattivarsi le simpatie di chi nel rock ogni tanto cerca sapori "alternativi", energia, divertimento guascone, immaginazione e una certa agilità nel gettarsi a capofitto in scorribande sonore tra le vie di Istanbul (la travolgente "Harem") o sulle strade dell’Arizona ("Bumpersticker rock"), in una Parigi da cartolina sbiadita ("I hate you") come in un Messico da barzelletta ("Nolo tengo"). Un giro del mondo in cui il "Terzo mondo" appare anche dove non te lo aspetti, ovvero negli altri due, perché le storie "balorde" e picaresche predilette dalla band si annidano anche all’ombra della new economy. Né mancano le citazioni da veri innamorati della musica ("...meanwhile, back in the jungle...").
Non è semplice giostrare tra rock e vaudeville, e la piccola armata finlandese dal gran ciuffo lo ha imparato a proprie spese; tuttavia lo show di "Terzo mondo" è piacevole e a tratti avvincente. E’ evidente che questo album e questo gruppo con le radio e i canali videomusicali non avranno molta fortuna: tutto dipende dal passaparola. Se tocca a noi avviarlo, lo facciamo volentieri.

TRACKLIST

05. Harem
13. There’s someone smiling down on me
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