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"Idiot prayer", la preghiera laica che unisce le diverse anime di Nick Cave

Arriva anche in versione audio, "Live At Alexandra Palace", il film-concerto diffuso in streaming a luglio

Recensione del 17 nov 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Sembra passata un'era non solo dal periodo pre-Covid, ma anche dall'inizio della scorsa estate, quando la musica si guardava intorno, cercando di rialzare la testa dalla prima ondata del virus. Il concerto di Nick Cave  all'Alexandra Palace sarà una delle cose che ricorderò di quel periodo, sia musicalmente sia per il tentativo di capire come usare lo  streaming per creare un'esperienza musicale inedita. Un  tentativo in parte fallito, peraltro, ma per motivi tecnologici, più che musicali.
"Idiot prayer" fu più un film-concerto che un "livestream", ma anche una performance di una potenza emotiva enorme. Sarebbe dovuto andare nei cinema questa settimana, contemporaneamente all'uscita della versione solo audio. La visione cinematografica sarebbe stata perfetta per questo tipo di immagini, ma è saltata, con le sale di nuovo chiuse. Rimane l'album, di cui parliamo qua.

Le traiettorie di Nick Cave

Negli ultimi anni, la carriera di Nick Cave ha preso traiettorie apparantemente inconciliabili. Da un lato le produzioni di studio, che da "Skeleton tree" si sono fatte sempre più essenziali, incorporando ed elaborando nella musica il dolore della perdita del figlio: Cave ha di fatto abbandonato i Bad Seeds, presenti solo formalmente, per lavorare soprattutto con il solo Warren Ellis. Dall'altro lato il live con la band, che ha mantenuto una dimensione collettiva, un rapporto viscerale con la band e con il pubblico. In mezzo la conversazione proprio con il pubblico, attraverso gli spettacoli "solo" (in cui Cave rispondeva a qualsiasi domanda dalla platea); e soprattutto la conversazione digitale dei Red Hand Files, una sorta di social network contemporaneamente privato con gli ascoltatori che fanno domande e totalmente pubblico nelle risposte disarmate e disarmanti. 
Questo concerto, registrato in completa solitudine a giugno in una sala vuota dell'Alexandra Palace, si colloca a metà tra queste traiettorie: da un lato c'è l'esssenzialità, la sacralità delle canzoni, spogliate di tutto. Dall'altro c'è un recupero delle origini e dell'intensità attraverso l'uso del piano, quasi completamente assente negli ultimi album. Manca ovviamente il pubblico, ma questo è il segno dei tempi.

Il repertorio

La scelta delle canzoni di un concerto e di un disco dal vivo è sempre rivelatoria: il tutto prende il titolo da una canzone minore e mai suonata prima, c'è un inedito, "Euthanasia" (non particolarmente memorabile), ci sono anche due canzoni dei Grinderman, "Man in the Moon" e “Places of Montezuma”, assieme a brani non scontati e altri perfetti per questo scenario ("Into my arms", "The ship song"), oltre a classici del repertorio di Cave. Insomma, una scaletta studiata ad arte per rendere la performance unica, accontentando sia i fan più esigenti in cerca di rarità e inediti, che gli ascoltatori meno dentro al mondo del cantautore australiano, da attirare attraverso la presenza di brani come "The mercy seat". Manca incredibilmente "Red right hand", la canzone che ha dato una nuova popolarità a Cave attraverso l'uso ripetuto nella serie "Peaky blinders".

La performance

In "Idiot prayer" ci sono solo il piano, la voce e pochi rumori ambientali della sala. Il tono austero inizialmente ricorda molto quello degli ultimi due album “Skeleton tree” e “Ghosteen”, dove già la presenza dei Bad Seeds era ridotta al minimo, ma la performance sorprende soprattutto nelle canzoni meno minimali e più complesse, dalla forza di "The Mercy seat" a "Jubilee street" e "Higgs boson blues", i capisaldi di "Push the sky away", l'ultimo album prima del minimalismo assoluto. 
La formula è derivata quella degli show solo  'A conversation with': Cave è abituato a rilggere così le canzoni, ma l'assenza del pubblico rende tutto più surreale e ancora più intenso.
Per chi ha visto lo streaming, fa un po' effetto riascoltare queste versioni senza i primi piani su Cave e i totali su quella sala vuota, che hanno contribuito parecchio al fascino di queste esecuzioni. Ma la performance è memorabile al di là delle immagini e rimarrà nella carriera di Cave: che sia diventato un album è un bene.

Le canzoni imprescindibili

Le canzoni che mi sono rimaste più addosso sono le stupende versioni di “Higgs boson blues” di “Papa won’t leave you, Henry”, in cui sento sia il Cave degli ultimi anni che quello degli anni precedenti, per come unisce minimalismo e intensità.
Ma per gli amanti di Cave, tutto il disco è un viaggio imperdibile, e per tutti è una sorta di preghiera laica ai tempi del silenzio del lockdown, uno delle performance simbolo di questo anno pazzesco.

 

TRACKLIST
Spinning Song
Idiot Prayer
Sad Waters
Brompton Oratory
Palaces Of Montezuma
Girl In Amber
Man In The Moon
Nobody’s Baby Now
(Are You) The One That I’ve Been Waiting For?
Waiting For You
The Mercy Seat
Euthanasia
Jubilee Street
Far From Me
He Wants You
Higgs Boson Blues
Stranger Than Kindness
Into My Arms
The Ship Song
Papa Won’t Leave You, Henry
Black Hair
Galleon Ship

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