«L'ULTIMA CASA ACCOGLIENTE - Zen Circus» la recensione di Rockol

Gli Zen Circus, “bestie rare” del rock italiano

La band toscana si mostra in grandissima forma con un album denso sia sotto il profilo sonoro che testuale.

Recensione del 15 nov 2020 a cura di Claudio Cabona

Voto 8,5/10

La recensione

Storie di corpi, umanità, sogni e amore. Tutto parte dall’accettazione di quello che si è: questo è il messaggio nel megafono. L’undicesimo album degli Zen Circus, in uscita a due anni di distanza da “Il fuoco in una stanza”, ha un’urgenza artistica non comune. Andrea Appino, Karim e Ufo hanno lavorato in modo meticoloso e libero come non succedeva da tempo, o forse, come hanno spiegato, come non era mai successo. Il risultato ha portato alla realizzazione di nove canzoni dal forte impatto emotivo, un mix di ballate, brani più pop e incessanti cavalcate rock. “L’ultima casa accogliente” è uno degli album migliori della loro carriera ultraventennale perché racchiude lo spirito e il suono del gruppo, ma allo stesso tempo dimostra che, nel mondo dell’arte, sopravvive solo chi ha davvero qualche cosa da dire.

Track by track

“Costretti dentro un corpo, e dentro al tempo, ma un giorno tutto questo finirà”. “Catrame”, il pezzo di apertura del disco, è uno dei manifesti del progetto: si apre con la sola voce, prima manifestazione di ogni corpo, per poi inspessirsi sul fronte sonoro e anche su quello testuale, affrontando paure e dolori profondi. “Appesi alla luna” è un frammento di vita, una canzone profonda e notturna, attraversata da una musica sempre più densa, ma mai troppo potente, proprio come i raggi del sole di prima mattina. Sembra rimanere in superficie, ma in realtà scava con delicatezza e si interroga sul nostro ruolo nel mondo. “Come se provassi amore” è da cantare per esorcizzare le paure e da assaporare come un buon bicchiere di vino. È un pezzo marchiato a fuoco Zen Circus: Ricordo il mio futuro, tutte le notti sotto le coperte chiudevo gli occhi e me lo immaginavo mentre il presente cola fra le dita come acqua, ma tanto ormai è passato”.

“Non è” si presenta come una delle grandi sorprese del disco: parte con il piano e la voce profonda di Appino, per poi diventare parola dopo parola un’onda di suoni potenti e parole che graffiano: “Salvami dai mostri, dal mondo, salvami da quello che voglio, il male profondo, dalla morale, dall’obbedienza e dalla normalità”. Percependo il sentimento e la forza emotiva con cui è stata registrata è impossibile non pensare all’effetto live che avrà un brano come questo. Chitarre distorte ed elettronica contaminano “Bestia rara”, che poi lascia campo a “Ciao sono io”, un brano diverso dalla classica produzione della band toscana: è più molleggiato e morbido. “Cattivo” e “2050” sono le due facce del gruppo: da una parte un ritornello pop lungo su un testo sferzante in cui non manca la critica sociale, dall’altro chitarra e batteria a dare anima e corpo all’impianto sonoro. Il tutto si chiude con “L’ultima casa accogliente”, un racconto lungo oltre sei minuti in cui atmosfere diverse e virtuosismi sonori di puro rock sono le colonne su cui si poggia il brano.

Un viaggio nel dolore e nella speranza

Sono tante le tracce che meriterebbero di essere ascoltate, sceglierne solo una vorrebbe dire tradire l’anima e la complessità del disco. La musica in questo lavoro, come hanno spiegato gli stessi Zen Circus, ha un fortissimo significato di “liberazione”, allarga il cuore e regala fiato, esorcizzando parole e testi molto viscerali che scavano dentro dolori, paure e ricordi. Ma come in tutti i dischi degli Zen ci sono anche speranza e riscatto, difficili, ma non impossibili, da abbracciare.

TRACKLIST

01. Catrame
02. Appesi alla luna
03. Come se provassi amore
04. Non
05. Bestia rara
06. Ciao sono io
07. Cattivo
08. 2050
09. L'ultima casa accogliente
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