«STRANGE DAYS - Struts» la recensione di Rockol

Strani giorni, anche per gli Struts

Il nuovo album della rock band britannica "Strange Days" rilancia la connessione diretta col passato tanto cara a Spiller e soci, tra Freddie Mercury e Joan Jett. Senza dimenticare il pop d'oro di Robbie Williams

Recensione del 21 ott 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

La miglior band di apertura che si possa desiderare. Se a dichiararlo è Dave Grohl allora gli Struts sono davvero sulla pista giusta. Al loro terzo album, Luke Spiller, Adam Slack, Jed Elliott e Gethin Davies, dal Derbyshire, non arretrano di un passo da una simbologia tutta old school, mettendo insieme le epoche distanti di T. Rex, Def Leppard, Slade e, soprattutto, Queen, con quel tocco di preziosa modernità capace di tenere a galla l’intera compagine.

Vecchi cliché e nuovi interessi

In mezzo a eyeliner e riff goderecci, gli Struts di “Strange Days” iniettano nuovo entusiasmo a un genere pieno di vecchi cliché da vida loca, tra festini folli, donne spregiudicate e una buona dose di faccia tosta, quella di Luke Spiller, che con il Freddie Mercury in tutina aderente degli anni Settanta ha più di un paio di affinità. Una connessione diretta col passato che il gruppo cavalca, ancora una volta, con ritrovato interesse, senza farsi impensierire troppo dai preconcetti, anzi.

Con la voce di Robbie Williams, nel brano omonimo che apre “Strange Days”, i quattro inglesi rivelano dei loro giorni strani - "Oh, questi sono giorni strani, in molti modi strani" - per flirtare in un colpo solo con il pop da classifica e il suo Re Mida.

L’ex transfuga dei Take That si presenta così al pubblico degli Struts in una ballata piena di inquietudini da cui affrancarsi, unendo due mondi, neppure poi così distanti, in un brano carico di tormenti interiori. Demoni che hanno contribuito, nonostante tutto, ad avvicinare Spiller e Williams, proprio in un momento di grande difficoltà per il primo. Robbie, avendo dalla sua una certa esperienza in fatto di dipendenze, ha teso una mano al giovane collega per liberarlo dalle droghe, offrendo l’aiuto e i consigli di chi in quel vortice ci è già finito a più riprese.

La canzone da ascoltare

Parlando per ore durante i giorni di lockdown della vita, della musica, degli UFO e di mille altre amenità, i due musicisti hanno finito per consolidare la loro amicizia in una canzone dal sapore agrodolce, "Strange days", che nel disco dallo stesso nome rappresenta una singolare anomalia. Un’inedita prospettiva di intenti in grado di riflettere il senso di difficoltà dei nostri tempi, tra stati d’animo contrastanti e, per giunta, sempre troppo confusi.

Una sfacciata euforia

Un disagio che non compromette però la debordante effervescenza del quartetto, che da “All dressed up (With nowhere to go)” alla conclusiva “Am I talking to the champagne (Or talking to you), passando per la cover dei Kiss “Do you love me”, scalcia a mille la sua sfacciata euforia.

Inoltre, una folta schiera di ospiti offre il proprio contribuito ai solchi di “Strange Days”. Ecco quindi, dopo uno strano messaggio lasciato alla segreteria telefonica, Phil Collen e Joe Elliott dei Def Leppard farsi largo nella dichiarazione d’amore di “I hate how much I want you”, mentre la chitarra di Tom Morello diventa protagonista nello stomp di “Wild child”.  Ancora, nell’altra sorpresa del disco, “Another hit of showmanship”, Albert Hammond Jr. degli Stokes partecipa a una tessitura armonica in forte odore di mod revival.

Rielaborare un pezzo di storia pop

Non solo quindi gli abiti di Zandra Rhodes, celebre costumista del baffuto Freddie, hanno trasformato il gruppo in una delle band cui pesa il testimone della musica del diavolo nel nuovo millennio. Da parte loro, gli Struts si rivelano a ogni passaggio una formazione che ha mandato a memoria lezioni di divismo ed eccesso, ma anche a proprio agio nel divertire con una cafonaggine autentica e brillante da celebrare con tutti gli annessi e connessi del caso. Più che un piccolo fan di Mercury e di Joan Jett, Luke Spiller con la sua accolita ha realizzato un album che reinterpreta e rielabora un pezzo di storia pop, con tanto di battito di mani a tempo, schitarrate luccicose e chili di melassa glam. In questo modo “Strange Days”, con tutta la sua estetica appariscente e un po’ roboante aggiunge un altro pizzico di brio alle fortune di un quartetto che nella dimensione dal vivo ha la sua caratteristica migliore. In fondo questo è solo rock n’ roll.

TRACKLIST

01. Strange Days (with Robbie Williams) (04:53)
02. All Dressed Up (With Nowhere To Go) (03:51)
03. Do You Love Me (03:23)
04. I Hate How Much I Want You (with Phil Collen & Joe Elliott of Def Leppard) (03:23)
05. Wild Child (with Tom Morello) (03:42)
06. Cool (06:21)
07. Burn It Down (04:46)
08. Another Hit Of Showmanship (with Albert Hammond Jr) (03:42)
09. Can't Sleep (03:14)
10. Am I Talking To The Champagne (Or Talking To You) (05:47)
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