«GOOD LUCK, SEEKER - Waterboys» la recensione di Rockol

La continua ricerca di Mike Scott e dei suoi Waterboys

La formazione guidata dal musicista nato a Edimburgo con "Good Luck, Seeker" giunge a pubblicare il quattordicesimo album della sua discografia.

Recensione del 03 set 2020 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

A distanza di un solo anno dal precedente "Where the Action Is" tornano con un nuovo album i Waterboys di Mike Scott.

Un evento del genere sarebbe stato impensabile solo una decina di anni fa. La band ha vissuto i suoi 'glory days' negli anni Ottanta, si è persa e sciolta nei Novanta, ha riaperto i battenti allo scoccare del nuovo secolo ed ora pare viaggiare spedita, di pari passo con la rinnovata vena compositiva del sessantenne Scott, uno che, in effetti, da vero innamorato della musica, non ha mai avuto difficoltà a comporre canzoni in quantità industriale. Come da lui dichiarato: "Sono come un bambino in un negozio di giocattoli, mi diverto tutto il tempo. Questo album è stato quasi casuale. Facevo musica e all'improvviso mi sono reso conto di aver fatto un album.".

"Good Luck, Seeker", questo il titolo del quattordicesimo disco della band, è stato cucinato (rielaborando quando se ne è presentata l'occasione anche del vecchio materiale) dal suo leader nella propria casa di Dublino durante il lockdown e ha un'anima musicale divisa esattamente a metà: la prima più coinvolgente e convincente nonostante una molteplice varietà che muta le carte in tavola di brano in brano, la seconda decisamente più straniante che fa largo uso della programmazione tanto da lasciare spiazzati alla luce di quanto ascoltato solo qualche minuto in precedenza.

"The Soul Singer", accoglie, fiati in resta, viaggiando a ritroso nel tempo passato fino far combaciare il timer con le etichette discografiche che fecero la storia della musica nera negli anni Sessanta cui segue la sinuosa "(You've Got To) Kiss a Frog or Two".

Nel passato – questa volta in quello glorioso dei Waterboys, quelli assimilabili al loro masterpiece "Fisherman's Blues"- si ritorna con il folk di “Low Down in the Broom”. "Dennis Hopper" è un omaggio all'hype del leggendario attore statunitense scomparso nel 2010, ritmi funky danzerecci sostengono "Freak Street", i 46 secondi di "Sticky Fingers" hanno groove appiccicoso a sufficienza per vestire con dignità tale ingombrante nome. E poi la impegnativa cover di "Why Should I Love You?", che venne incisa da Kate Bush per il suo album del 1993 "The Red Shoes". Un brano arrangiato da Prince che vi partecipò anche con voce, chitarra, basso e tastiere.

Con l'ottavo brano, "The Golden Work", si volta pagina, si cambia registro musicale, si abbandona il terreno della forma canzone che più riconosciamo come tale - anche se fa eccezione la prolissa ma roccheggiante "My Wanderings in the Weary Land" – per spostare l'attenzione sul parlato di Mike Scott, che si adagia su ipnotici loop di batteria, per declamare piuttosto che cantare, testi a sfondo naturalistico, religioso, mistico ispirati dalle sue buone letture. Una seconda parte questa, che richiede senza dubbio un maggiore livello di attenzione, ma nella quale risiede – vedi la presenza della title track – il senso del messaggio che i Waterboys vogliono lanciare.

"Good Luck, Seeker", come detto, non è un album omogeneo e lineare ma, non per questo, manca di essere un buon disco. Il talento di Mike Scott, anche nel 2020, regala, per fortuna, accecanti bagliori di luce cristallina e lo conferma autore di primo livello. Un autore che è proiettato nel futuro: "Il prossimo album sarà qualcosa di completamente diverso. È già scritto." Rimanete sintonizzati.

TRACKLIST

#1
01. The Soul Singer (04:42)
02. (You've Got to) Kiss a Frog or Two (03:48)
03. Low Down in the Broom (03:05)
04. Dennis Hopper (03:09)
05. Freak Street (02:35)
06. Sticky Fingers (00:45)
07. Why Should I Love You? (05:44)
08. The Golden Work (03:02)
09. My Wanderings in the Weary Land (06:47)
10. Postcard from the Celtic Dreamtime (04:11)
11. Good Luck, Seeker (02:46)
12. Beauty in Repetition (01:47)
13. Everchanging (01:50)
14. The Land of Sunset (04:27)

#2
01. The Soul Singer - Instrumental (04:39)
02. (You've Got To) Kiss a Frog or Two - Instrumental (02:46)
03. Low Down in the Broom - Guitar/Vocal Version (02:58)
04. Dennis Hopper - Demo (01:53)
05. Why Should I Love You? - Instrumental (05:44)
06. My Wanderings in the Weary Land - Vocal Version (02:37)
07. Postcard from the Celtic Dreamtime - Instrumental (04:11)
08. Beauty in Repetition - Instrumental (01:57)
09. The Soul Singer - Demo (03:27)
10. The Land of Sunset - Instrumental (04:24)
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