«IMPLODING THE MIRAGE - Killers» la recensione di Rockol

"Imploding the mirage" il ritorno barocco ed energico dei Killers

Tra lo Springsteen più pop e l'elettronica anni 80, una raccolta di canzoni dal gran tiro e orecchiabili, torna la band capitanata di Brandon Flowers. Tutto talmente carico che piacerà molto ai fan e allontanerà chi non li ha mai molto amati.

Recensione del 24 ago 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 7/10

La recensione

Questo è il sesto disco della band di Las Vegas: arriva dopo tre anni dal criptico “Wonderful wonderful” che non riuscì a soddisfare pienamente il pubblico e la critica. Nel frattempo ci sono stati un po' di scandali (abusi sessuali da parte della crew durante il tour, ma che non coinvolgevano i membri della band) e la temporanea dipartita del chitarrista Dave Keuning. Così dopo il ritardo dovuto al Covid, ecco la nuova fatica discografica dei Killers.

Diciamolo subito, senza tante premesse: “Imploding the mirage” (titolo peraltro mirabile) sarà un disco amatissimo da tutti i fans dei Killers, ovvero quelli che iniziano a muovere la testa all'apertura di “Somebody told me” o si emozionano al ritornello di “Humans”. Qui c'è tutto il Killerismo in purezza, con gli ingredienti che lo caratterizzano fin dal 2004, però spinti e caricati al massimo: c'è lo Springsteen più pop (quello di “Born in the USA” per intenderci) mescolato al barocchismo di Meat Loaf, ma anche con l'elettronica un po' anni '80 dei Depeche Mode e Tears for Fears, sorretto dalla voce enfatica del cantante Brandon Flowers, vero leader della band, riff di tastiera che si piantano in testa, finaloni in crescendo e in più anche citazioni kraut rock (“Dying Breed” contiene sample dei Can e dei Neu!) e dei Talking Heads più funk (“Fire in bone”). 

Ascoltate la traccia iniziale dell'album “My own's soul warning” come prova: se iniziate a stringere i pugni e se sul vostro volto compare un sorriso, allora andate avanti, è il disco che fa per voi, altrimenti se vi prudono le mani e avete gesti di stizza, passate pure a qualche altra novità. 

Alcune canzoni (“Caution”, “Imploding the Mirage”) oltre a quelle già citate) sembrano la colonna sonora di “Top Gun” che Springsteen non ha mai scritto. Merito - o colpa, fate voi - del produttore Shawn Everett (lo stesso di “A deeper understanting” dei The War on Drugs, il cui chitarrista in alcune canzoni sostituisce il terzo killer fuggito) e Jonathan Redo degli Oxygen che evidentemente si è occupato della parte più barocca, AOR e flamboyant del disco. 

Interessante anche le ospitate e i featuring che vanno da Lindsay Buckingam dei Fleetwood Mac che si occupa dell'assolone finale di chitarra in “Caution” oppure KD Lang (in “Lightning Fields” e siamo subito nell'adult pop tra Peter Gabriel e Kate Bush) e Weyes Blood che con la voce bianca di Natalie Mering partecipa alla celestiale “My God”.
Chi in passato ha definito i Killers - magari con tono sarcastico - i Queen dei Millennials, questa volta ci ha azzeccato in pieno. 

I pezzi ci sono, senza dubbio, e sono anche quelli vecchio stile, per cui ti aspetti di vedere il videoclip narrativamente ricco e dall'alto budget, ma c'è anche l'AOR à la Pat Benatar (“Running toward a place”) che contiene testi motivazionali tipo “And if we're running towards a place where we'll walk as one” di cui forse potevamo anche fare a meno.
Comunque sia, sarà un successo, specialmente quando queste canzoni potranno essere suonate dal vivo. 

TRACKLIST

01. My Own Soul’s Warning (04:34)
02. Blowback (03:59)
03. Dying Breed (04:06)
04. Caution (04:29)
05. Lightning Fields (feat. k.d. lang) (04:18)
06. Fire In Bone (03:53)
07. Running Towards A Place (04:13)
08. My God (feat. Weyes Blood) (03:38)
09. When The Dreams Run Dry (04:42)
10. Imploding The Mirage (04:07)
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