«OBSIDIAN - Paradise Lost» la recensione di Rockol

Tagliente come l'ossidiana: la furia gotica dei Paradise Lost in "Obsidian"

Il nuovo album della band gothic metal britannica, tra pathos ed esplosioni growl. Monolitico e fitto di una mortifera drammaticità, ma anche carico di aperture melodiche

Recensione del 01 giu 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

L’ossiadiana, quasi prima di essere un vetro naturale di origine vulcanica, per chi ha consumato la saga fantasy di George R. R. Martin, è l’arma risolutiva, l’elemento in grado di svelare agli uomini di Westeros la debolezza degli Estranei. Allo stesso modo per i Paradise Lost rappresenta l’unione tra la bellezza ancestrale del fuoco che l’ha generata e la forza violenta che questo oggetto riesce a infondere, in un misto di romanticismo e brutalità. La formazione britannica ha incarnato nel corso della sua carriera questa particolare antitesi, combinando a più riprese il furore del death metal con una bruma tutta inglese fitta di gotica decadenza. Non è solo questione di mordente, ma anche di un’esperienza che nel nuovo “Obsidian” trova una sua forma del tutto compiuta.

L’ultimo lavoro di Holmes e soci è quindi un compendio delle diverse tensioni che attraversano il gruppo, mettendo insieme una poetica tormentata, intricate progressioni strumentali, leggere incursioni elettroniche e, naturalmente, tutte le migliori intenzioni della loro anima affranta. L’album arriva dopo una pausa di tre anni dal precedente e cupo “Medusa”, con gli arpeggi malinconici, sostenuti dagli archi, nell’epica catarsi di “Darker thoughts”, quasi sei minuti a lenta combustione in uno scontro tra timbriche melodiche ed esplosioni growl, dove si riprendono in pieno gli intrecci di stili e registri che hanno caratterizzato al meglio il percorso del quintento originario di Halifax. Ancora, col pesante riff di “Fall from grace” la band mette in scena uno dei brani centrali di questo “Obsidian”, caratterizzato da trame ricche di solennità, così come da un’aura morbidamente esoterica.

C’è senza dubbio molto progressive rock nelle tracce del disco, con il cantato spesso lasciato pulito per trasmettere quel senso di claustrofobica angoscia che i Paradise Lost tracciano in tutto il lavoro, denso sì di aperture evocative, ma pure fitto di una mortifera drammaticità. Si proietta quindi una fatale perdizione verso una dimensione tetra, governata dalle sinistre sferzate dei chitarroni sempre in piano di Gregor Mackintosh e Aaron Aedy e nella potenza vocale di Nick Holmes. Tracce pesanti e articolate che, come ormai da prassi, non disdegnano neppure dinamiche piuttosto smaliziate, oscillando volentieri tra una sofisticata profondità e sfumature easy per inquadrare la consueta diatriba biblica di tentazioni e inganni - come Milton insegna, d’altronde.

La martellante ritmica di “Ghosts” offre uno dei momenti più accattivanti nel suo teatrale e invincibile urlo di battaglia “For Jesus Christ!”, in un album invero monolitico e disperato, mentre in “The devil embraced” cita la mitologia britannica passando in breve da toni scintillanti a una disumana raspa infernale. Con i cori femminili di “Forsaken” e il pessimismo di “Hope dies young” si ritorna poi alle vecchie suggestioni gotiche, cariche di sfiducia nel futuro, trattate con liriche piuttosto enigmatiche. Ancora, la storia di un’inconsolabile solitudine raccontata in “Ending days” spinge, infine, verso un meditabondo sconforto che trova la sua forma compiuta nella vicenda antimilitarista di “Ravenghast”, il cui lugubre incedere richiama la terribile circostanza di una battaglia.

Dopo oltre trent’anni di attività i Paradise Lost non sono certo nuovi a questo genere di anti-ballate in bilico perenne tra angeli e demoni (propendendo più per la seconda fazione in effetti), eppure con “Obsidian” dimostrano come quel gothic metal che hanno contribuito a definire permetta loro di tirare fuori nuova materia dal proprio abisso. Viscosa come la lama di ossidiana, e maledettamente tagliente.

TRACKLIST

01. Darker Thoughts (05:46)
02. Fall from Grace (05:42)
03. Ghosts (04:35)
04. The Devil Embraced (06:08)
05. Forsaken (04:30)
06. Serenity (04:46)
07. Ending Days (04:36)
08. Hope Dies Young (04:02)
09. Ravenghast (05:30)
10. Hear the Night (05:34)
11. Defiler (04:45)
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