«BLUES SUGAR - Zucchero» la recensione di Rockol

Zucchero - BLUES SUGAR - la recensione

Recensione del 14 nov 1998

La recensione

Zucchero è uno dei pochi artisti in Italia capaci di suscitare, ad ogni loro uscita, sempre lo stesso tipo di polemica: e cioè che cosa ha copiato e da dove ha copiato. È triste che le cose vadano così, ma tant'è, e questa volta non è stata fatta eccezione. I media si sono divertiti a recuperare tutte le citazioni del nuovo album di Zucchero, da quelle più palesi (vedi il caso Michele Pecora) a quelle in un certo senso più nascoste, elencandole con precisione, a dimostrazione che l'uscita di un nuovo disco di Zucchero viene ormai considerata più l'occasione per fare del rock'n'roll trivia che per esprimere un giudizio sull'album vero e proprio. Forse questo succede anche perché, togliendo le varie citazioni, di musica da recensire ne rimane ben poca. Ma in realtà, lungi dal voler criminalizzare la natura fortemente derivativa di questa musica (in definitiva un male/bene che ha attanagliato anche altri artisti prima di lui), e visto che si possono ottenere anche dei discreti risultati usando questa tecnica ("Blue" è, al di là di tutto, un ottimo singolo), quello che più stanca non è solo vedere Zucchero che cita gli altri, ma che continua sin troppo a citare se stesso. Cosa rimane da dire sull'album di Zucchero, e che riguarda proprio la sua natura più intima, è che l'impressione è quella di trovarsi davanti ad un disco inutile. Inutile per le musiche, che sono le solite ormai da almeno tre/quattro dischi (se leggete i titoli dei giornali all'indomani di "Oro incenso e birra" vi accorgerete che non è cambiato niente), inutile per la finta sperimentazione che non approda a nulla (cosa vuole essere "You make me feel loved"? Tanta voglia di U2? Tanta voglia di modernità?), inutile per un suono che rimane più adatto al Pavarotti International che ad un sedicente album di vero blues (che nei dischi di Zucchero, sia detto per inciso e una volta per tutte, non c'è mai stato). Inutile per le emozioni che lascia filtrare, easy-listening appena colorito da un po' di lambrusco che non dà mai fastidio né appassiona davvero. Sui testi, collage di altri testi, non ce la sentiamo di dire molto: cantabili, è vero, panelliani e affascinanti, è vero, forse un po' stanchi anche loro di essere scritti sempre nello stesso modo. Cosa si salva? Il singolo "Blu", la rabbia amorosa di "Dopo di noi", rovinata da un arrangiamento tronfio ma comunque momento di picco assoluto nell'interpretazione, e poi la voce e le interpretazioni di Zucchero. È un cantante pre-testuale, dice Panella di Zucchero, ed è vero. È un merito che nessuno potrà mai toglierli, come purtroppo però nessuno potrà mai togliergli di mente le sue paranoie da successo (vedi MTV Europe Music Awards). Se Zucchero si ricordasse di essere un cantante pre-testuale e la finisse di giocare a fare la rockstar in pubblico e l'insicuro in privato, se recuperasse una genuinità e semplicità emiliana - tanto ostentata ma molto poco sentita - un giorno potrebbe fare davvero cose egregie, come quei signori che suonano il blues cui dice di ispirarsi. Gente che, a differenza di lui, ha cercato sempre prima la musica e l'emozione e non il successo, le classifiche e la produzione made in L.A.
Tracklist:
You make me feel loved
Blu
Arcord
Puro amore
Back 2 U
Donkey tonkey
(Temporaneamente) per sempre tuo
Eccetera eccetera
Karma, stai calma
Dopo di noi
I tempi cambieranno
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