«GENESI - Gaia» la recensione di Rockol

Lo stile suadente e ammaliante di Gaia, tra elettropop e echi sudamericani

La cantante emiliana, già finalista a "X Factor" nel 2016 e ora tra i protagonisti di "Amici", riparte da "Genesi": tra i produttori anche Alex Uhlmann dei Planet Funk e Machweo.

Recensione del 20 mar 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Tre anni e mezzo fa Gaia Gozzi sfiorò la vittoria a "X Factor": punta di diamante della squadra delle ragazze, capitanata da Fedez, nel 2016 dovette accontentarsi del secondo posto, dietro ai Soul System (qualcuno sa che fine abbiano fatto?). Nonostante l'inedito presentato sul palco del talent di SkyUno, "New dawns", le avesse permesso di conquistare discreti successi una volta terminato il programma, nei mesi successivi la cantante emiliana (che all'epoca aveva solo 19 anni) decise di fermarsi e di prendersi un momento di riflessione. La partecipazione di quest'anno ad "Amici" ha segnato per lei una vera e propria ripartenza e forse non è un caso che abbia voluto intitolare il suo disco "Genesi": esce per Sony (la stessa etichetta che aveva pubblicato il precedente) e contiene sette canzoni, quasi tutte già proposte nel corso delle varie puntate del talent condotto da Maria De Filippi, con le quali la cantante prova a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama pop italiano.

Tra i crediti di "Genesi" ci sono nomi di un certo spessore. Alex Uhlmann dei Planet Funk, band simbolo della scena elettronica internazionale, ha prodotto insieme agli Etna - trio di producer già al fianco di Joan Thiele - "Fucsia", uno dei pezzi più riusciti del disco, con tastiere e synth lisergici che accompagnano la voce dolce e seducente di Gaia. Simon Says (Simone Privitera), già mente di progetti come Lush & Simon, 7Tales, Outofsync e Looneys, con i quali negli ultimi anni si è fatto un nome tra gli appassionati del mondo del deejaying (arrivando poi a collaborare con Merk & Kremont e Gabry Ponte), l'ha affiancata in "Chega", "Densa", "What I say" e "Coco Chanel", poker di pezzi pop che però guardano nei suoni e nelle atmosfere al mondo dei club, tra bassi potenti e ritmi irresistibili. In "Mi ricordo un po' di me" c'è anche Machweo (Giorgio Spedicato), altro grande protagonista dell'elettronica italiana, che con le sue produzioni negli anni è riuscito a catturare l'interesse di etichette americane specializzate nel genere (arrivando ad incidere per la stessa label di How to Dress Well, Neon Indian, star dell'indietronica made in Usa). A completare il quadro dei collaboratori, alcuni hitmaker del pop nostrano come Antonio Filippelli (braccio destro di Levante, qui ha curato la produzione di "Stanza 309"), Antonio Dimartino, Piero Romitelli, Gerardo Pulli, Gianluigi Fazio e Andrea Bonomo (che compaiono qui e là come autori).

L'ascolto non delude. A qualcuno ricorderà la Francesca Michielin dell'era di "L'amore esiste" e "Battito di ciglia" o certe cose di Annalisa, con le quali Gaia condivide non a caso le influenze, da Lorde ai Goldfrapp passando per Lykke Li, ma con sapori diversi: quella della cantante emiliana è un'elettronica minimal, suadente e ammaliante, con echi sudamericani (Gaia ha origini brasiliane) e chitarre acustiche che s'infilano tra synth e tastieroni. Una proposta interessante e per niente banale, che pur ammiccando al pop d'alta classifica mantiene una classe, un'eleganza e una freschezza tutta sua, senza cercare facili scorciatoie. E pazienza se a tratti suona poco empatica: ci si può lavorare.

"È da qui che voglio ripartire / dalle scommesse quelle fatte male / un'altra vita da poter giocare / ho ancora un altro gettone", canta Gaia in "Mi ricordo un po' di me". Salvo sorprese clamorose, sarà lei a sollevare il trofeo di "Amici" quest'anno - così, almeno, dicono le previsioni degli scommettitori: al di là di quello che sarà il risultato finale, comunque, la sua rivincita se l'è già presa.

TRACKLIST

01. Chega (03:04)
02. Densa (03:20)
03. What I Say (02:46)
05. Coco Chanel (02:24)
06. Fucsia (03:01)
07. Stanza 309 (03:05)
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