«TEXAS SUN - Leon Bridges» la recensione di Rockol

Khruangbin e Leon Bridges: brillante psych-soul per tutti

Un'accoppiata unita dallo stesso stato americano di provenienza. Un EP breve ma di grande fascino tra le jam dolcemente acide del trio e il cantato soul di Bridges.

Recensione del 05 mar 2020 a cura di Michele Boroni

La recensione

Dischi come questo “Texas Sun” fanno dimenticare le delusioni che talvolta l'industria musicale ci riserva attraverso progetti a breve termine senza ispirazioni e poco emozionanti all'ascolto.
Anche senza conoscere la genesi di questo disco, si intuisce dai suoni e dall'attitudine percepita che non si tratta di qualcosa costruito a tavolino o elaborato dal marketing di una casa discografica ma, fondamentalmente, parte da un incontro di musicisti basato su stima, rispetto e amore per la musica. 

Gli artisti coinvolti sono piuttosto lontani tra loro per quanto riguarda il genere musicale: da una parte ci sono i Khruangbin, trio che mette insieme psichedelia, dub e funk con lunghe jam ipnotiche, dall'altra Leon Bridges, uno dei più brillanti giovani interpreti che ha riportato in auge il soul vintage. L'elemento che gli accomuna è la provenienza da quel Texas a cui è dedicato questo EP, che i nostri si apprestano ad attraversare in una sorta di immaginario viaggio in auto, lento e rilassato e che probabilmente hanno anche percorso insieme, considerato che nel 2018 i Khruangbin erano l'opening act di Bridges. 
“Texas Sun” si nutre delle costruzioni jam dei Khruangbin, tipica cifra del trio di Houston, ben amalgamate dalla voce soul di Bridges, originario di Fort Worth. 

La title track è il perfetto inizio del viaggio grazie alle trame di chitarra di Mark Speer tra folk e country-soul. La successiva “Midnight” è forse il punto più alto dell'EP, grazie al groove slow e morbido dei Khruangbin e il dolce ritornello che culla. La bassista Laure Lee produce una perfetta linea di basso funk per “C-side” per un pezzo dal gran tiro, dove Leon Bridges fornisce quello che manca alle architetture sonore prodotte dal trio. Si finisce con lo psych-soul di “Conversion” che si mescola con l'inno gospel “At the cross” e che racconta della vera e proprio conversione di Bridges, argomento già toccato in altre sue composizioni.  
L'unico difetto riscontrabile è la brevita del disco - 4 canzoni per 20 minuti – ma l'attitudine, il groove e il potere evocativo sono così alti che alla fine, che la voglia di riascoltarlo di nuova supera tutto. 

TRACKLIST

01. Texas Sun (04:13)
02. Midnight (05:15)
03. C-Side (04:43)
04. Conversion (06:46)
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