«SCRITTO NELLE STELLE - Ghemon» la recensione di Rockol

Ghemon, o dell'arte di unire gli opposti

Arriva "Scritto nelle stelle": Gianluca Picariello continua a inseguire la sua idea di pop/urban soul, recuperando le sue radici hip-hop.

Recensione del 27 apr 2020

Voto 7/10

La recensione

di Gianni Sibilla e Mattia Marzi

Il 19 febbraio, in uno degli ultimi concerti milanesi prima del lockdown, si riuniva sul palco del Fabrique l’accoppiata Calibro 35-Ghemon per un’esecuzione di “Rose viola”, che fu uno dei momenti migliori di Sanremo 2019. 14 mesi dopo arriva (finalmente) “Scritto nelle stelle”, il nuovo album di Gianluca Picariello. “Rosa viola” non c’è, ma questo album è figlio della canzone con cui Ghemon si è fatto conoscere al pubblico mainstream. Ed è figlio e della svolta iniziata sei anni fa, quando Ghemon si è allontanato dal rap verso un nuovo suono, coadiuvato da Tommaso Colliva, una delle menti dei Calibro 35.

“Scritto nelle stelle” esce in un momento particolare: programmato per marzo, è stato rimandato a fine aprile. Ma, a differenza di altri colleghi, Ghemon ha scelto di non attendere oltre, dopo una lunga lavorazione. Quella di uscire ora è una scelta comprensibile ma non facile. Ma è una scelta che fa bene a tutti: all’industria che ha bisogno di pubblicazioni importanti per ripartire, e agli ascoltatori, che ascoltano produzioni nuove di qualità oltre ai singoli fatti per l’occasione. 

Il percorso di Ghemon è stato complesso, anche prima di questa decisione di pubblicare l'album in questo periodo. Nell’ultimo anno si sono sciolte Le Forze del Bene, la band che lo affiancava da tempo sui palchi e con cui nel 2017 aveva registrato “Mezzanotte”. Con "Orchidee" Ghemon nel 2014 aveva iniziato ad abbandonare le acque conosciute - l'hip hop degli esordi - per navigarne di nuove, mentre con "Mezzanotte" aveva dato alla sua musica un'identità ancor più netta e definita, tra nu-soul e un r&b né troppo antico né troppo moderno. Quindi come dare a questi album un degno successore, senza scalare le marce?

Le risposte che cercava, alla fine, le ha trovate recuperando un approccio alla musica tipico dell'hip hop.

La produzione esecutiva è sempre di Tommaso Colliva, ma Ghemon si circonda di diversi produttori artistici, musicisti e autori che lo hanno aiutato a schiarirsi le idee e a far combaciare tra loro, come in un tetris, i pezzi di "Scritto nelle stelle". Ghemon ha evitato l’effetto-mixtape continuando a inseguire, senza mai perdere la concentrazione, quell'idea di urban soul moderno che rincorre da sempre, declinato qui in modi diversi: più pop in canzoni uptempo come "Champagne" (c'è lo zampino di Antonio Filippelli, già braccio destro di Levante), più elettronico in tracce come "Due settimane" o "Cosa resta di noi" (tra drum machine, synth e programmazioni - si sente il tocco dell'ex Sottotono Big Fish, negli ultimi anni sempre più cercato anche in ambito pop - da Elodie a Max Pezzali, passando per Elisa), meno modaiolo in pezzi come "Un'anima" o "Buona stella" (quelli in cui Ghemon rende più esplicito il debito artistico che ha nei confronti di Neffa - non è un mistero che Ghemon si ispiri parecchio all'ex Messaggero della Dopa, il cui flow ricorre spesso anche in questo disco).

Avere in squadra musicisti di formazione blues, jazz e soul (come i chitarristi Filippo Cattaneo Ponzoni, Giuseppe Seccia, Dario Comuzzi e il bassista Stefano De Vivo, che "a rotazione" suonano nelle varie tracce) lo ha aiutato sicuramente a dare al disco un sound omogeneo, generalmente più rotondo rispetto a quello di “Mezzanotte". Fabio Rondanini fa la sua parte alla batteria in "Champagne", le tastiere di Antonio Filippelli - che accompagnano la voce calda di Ghemon - impreziosiscono "Inguaribile e romantico" e così fanno in "Io e te" quelle dei Cesars (duo composto da Paolo Catoni e Marco Pistella, di base a Los Angeles, che avevano affiancato il rapper già in un paio di occasioni in passato). Tra programmazioni e batterie elettroniche, “Scritto nelle stelle” sceglie però un approccio meno suonato rispetto al predecessore.

Una sintesi tra il Ghemon degli ultimi dischi e quello degli esordi hip hop? Una chiave di lettura suggerita non solo dal fatto che Ghemon in "Scritto nelle stelle" sembra rappare molto di più di quanto fatto in "Mezzanotte", e con quel un pizzico di autocelebrazione che può permettersi chi a 38 anni, voltandosi, ripensa alla strada fatta ("Mi hanno detto che ho numeri e colpi da vincente / ma con le scorciatoie si sbanca prima il gioco / io per tutta risposta vado controcorrente / il genio senza coraggio serve davvero a poco", dice in "Buona stella"), ma anche dalla presenza tra i crediti di nomi provenienti da quell'ambito (come Gheesa, Sup Nasa, Loki Beats). 

“Scritto nelle stelle” è un disco con un sound personale, che in Italia in questo momento ha pochi termini di paragone. È un album allo stesso tempo semplice e complesso, vario ed omogeneo, tra pop e soluzioni raffinate e lontane dal mainstream che gira intorno. Ghemon è un artista che unisce gli opposti, con stile.

TRACKLIST

03. Champagne (03:07)
04. Due Settimane (03:08)
05. Cosa Resta Di Noi (03:35)
07. Buona Stella (04:09)
08. Io e Te (02:23)
09. Un Vero Miracolo (01:27)
10. Un'Anima (03:18)
11. K.O. (03:31)
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