«ENGLAND IS A GARDEN - Cornershop» la recensione di Rockol

"England Is A Garden", la straordinaria Inghilterra dei Cornershop

Il nuovo album della band "Brimful of Asha" celebra a suo modo l'essenza inglese. Tra rock britannico e folk indiano, con la visione imperiale di Kipling, le nuove tensioni sociali e l'importanza di un buon impianto audio

Recensione del 16 mar 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 6/10

La recensione

In tempi di Brexit, quella bizzarra essenza di autentica inglesità è ben rappresentata nella sua eterogenea stravaganza nel meltin’ pot musicale dei Cornershop. Con una miscela di tradizione indiana, garage rock, beat, elettronica e quant’altro, la formazione guidata da Tjinder Singh e Ben Ayres apre quindi la strada a ulteriori nuove coloriture con un album che esprime tutta la sua britannica euforia, dal titolo “England Is A Garden”.

Sopravvissuti al grande successo, unico a dire il vero, del singolo “Brimful Of Asha” in anni in cui l’interesse per le speziature orientali si era fatto via via meno di moda, il gruppo ha preferito spostare i propri interessi verso un sound meno caratterizzante e per questo anche più eterogeneo. La band infatti, al pari dei Kula Shaker, aveva contribuito a sdoganare negli anni Novanta con tabla, sitar e tasti in sanscrito le influenze che George Harrison, Donovan e Roger McGuinn si erano portati dai loro viaggi spirituali, per poi sfliacciarsi uscita dopo uscita.

Passati ormai due decenni da quel solitario exploit in classifica, i Cornershop con certosina costanza hanno continuato a pubblicare album lontani dai riflettori, ma carichi di un singolare eclettismo che li ha resi insieme scombinati e pure affascinanti. Dopo una selezione tutta strumentale di fiati, easy listening e puro spirito Seventies raccolta in “Hold On It’s Easy” del 2015, il quintetto torna a una forma più compiuta di brani che uniscono idealmente i T. Rex e i Supergrass con le sfavillanti luci di Bollywood.

Ecco quindi con lo splendore glam di “No rock save in roll”, il divertito omaggio all’epoca d’oro che fu, lasciando poi che l’intero “England Is A Garden” salti con una certa disinvoltura dal racconto esotico ai ticchi underground.

I flauti bucolici e il cantato al megafono di “Slingshot” si accostano così alla denuncia della preoccupante politica di crescente nazionalismo in “Everywhere that wog army roam”, passando anche per gli improbabili raggi spaziali del boogie di “I'm a wooden Soldier”. Ancora, in “St. Marie under canon” nella sua frizzante scossa brit-pop, le lodi che la Santa ha avuto nei confronti di un’umanità sempre troppo impegnata nelle sue guerre finiscono per accostarsi ai sistemi audio di qualità e ai collegamenti bluetooth, perché alla fine la musica è sempre l’arma vincente, mentre "Highly amplified”, riprende le sonorità leggere con un testo a metà tra inglese e indiano per raccontare di quanto "l'inferno è profondo e il mondo sta affondando”. La title track invece, interamente strumentale, tra cinguettii e tamburi riporta a un’idea antica di eden. Tra idee più o meno singolari e soluzioni talvolta al limite del kitsch, i Cornershop realizzano, nelle tessiture immaginarie del proprio parco, una moderna citazione di Rudyard Kipling, che nel 1911 ebbe a dire: “La nostra Inghilterra è un giardino pieno di vedute maestose”, soffermandosi sulla bellezza di begonie e pavoni, specie entrambe arrivate in Gran Bretagna proprio dall’India.

Eppure, nonostante il disco sia uno dei meglio riusciti di una carriera spesso irregolare, nella ricerca di una propria cifra stilistica, allegra e carica di suggestioni, il gruppo finisce spesso per perdere di vista la bussola, preso da mille direzioni differenti e qualche scivolone in corsa, come in “Cash money” o nella lunga filastrocca finale di “Holy name”. Per quanto ispirati e attenti alle tensioni interne della loro vecchia Inghilterra, i Cornershop, pur distaccandosi di misura dalle trovate non sempre a fuoco degli ultimi anni, lasciano un certo vuoto in “England Is A Garden”, lontani da quell’aura di mistica luccicanza provata in passato. Resta evidente però, nelle dodici tracce dell’album - di cui due brevi intermezzi - la prova che, seppure pacificato, quel multiculturalismo intrecciato da generazioni nella terre di Sua Maestà, abbia fatto di quel giardino, uno dei più fertili al mondo.

TRACKLIST

01. St Marie Under Canon (04:12)
02. Slingshot (05:15)
03. No Rock Save In Roll (03:42)
05. King Kongs (00:09)
06. Highly Amplified (04:49)
07. England Is A Garden (01:45)
08. Cash Money (05:19)
09. Morning Ben (00:18)
10. I'm A Wooden Soldier (05:00)
11. One Uncareful Lady Owner (03:52)
12. The Holy Name (08:50)
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