«WHOA - Birthh» la recensione di Rockol

Birthh ti porta in giro per il mondo, senza farti uscire dalla tua cameretta

"WHOA", il secondo album della cantautrice toscana, è il disco perfetto per affrontare queste giornate. Il perché ve lo spieghiamo in questa recensione.

Recensione del 10 mar 2020 a cura di Mattia Marzi

Voto 7/10

La recensione

Un album che ti porta in giro per il mondo, senza però farti uscire dalla tua cameretta: a pensarci bene, "WHOA" di Birthh è il disco perfetto per affrontare queste giornate. Dopo l'esordio del 2016 con "Born in the woods", che ha regalato ad Alice Bisi (questo il suo vero nome) non poche soddisfazioni, tutte incredibilmente inaspettate, la 23enne cantautrice toscana torna con un disco in cui racconta la vita da cosmopolita che negli ultimi quattro anni l'ha portata lontano da casa a condividere i palchi con artisti del calibro di PJ Harvey, Mac DeMarco e Benjamin Clementine e a suonare le sue canzoni sui palchi dei festival internazionali.

Lo ha scritto tra le sale d'attesa degli aeroporti, nelle camere degli hotel degli Stati Uniti e del Regno Unito in cui ha alloggiato durante il tour del suo disco di debutto e nelle pause tra i soundcheck e i concerti, mettendo in musica quel senso di saudade e di entusiasmo che provava camminando per le strade di qualche grande città americana o nordeuropea, lei che è nata e cresciuta nella campagna toscana, dove ha lasciato le sue radici.

Nato come risposta alle varie esperienze collezionate da Alice negli ultimi quattro anni, "WHOA" è il disco che ne racconta la crescita come persona e come musicista. Messo da parte il bedroom pop acerbo e adolescenziale di "Born in the woods", scritto e registrato negli anni del liceo, Birthh ha portato la sua musica al livello successivo. Se i riferimenti restano quelli dell'album d'esordio, tra elettro-acustica à la Bon Iver e post-punk elettronico nello stile degli xx, con sonorità che spaziano dall'hip hop della East Coast all'indie pop nordeuropeo, passando per il folk campestre con l'odore dei boschi del Wyoming, la scrittura si fa più complessa e intricata, tra cambi di tempo, improvvise alterazioni o diminuzioni di tonalità e arrangiamenti che evolvono man mano che i brani vanno avanti ("Yello/Concrete"). L'impressione, ascoltandolo più di una volta, è che "WHOA" non sia mai lo stesso disco, ma che suoni sempre in modo diverso.

Quello di Birthh è un alternative pop grezzo ma al tempo stesso raffinato, che ad alcuni potrebbe ricordare - complice anche la scelta di scrivere e cantare in inglese - la primissima Elisa, quella di "Labyrinth" o "Rainbow", ma meno incazzata (e quando lo è, Alice riesce a veicolare la rabbia in maniera diversa - "Parakeet" l'ha scritta sfogandosi dopo aver saputo che la nonna, con la quale è cresciuta, era malata, mettendo in fila una serie di ricordi della sua infanzia).

Lavorare insieme a un produttore affermato l'avrebbe spinta a inseguire quell'idea di perfezione sonora che voleva a tutti i costi evitare: così Alice ha preferito curare in prima persona le varie fasi di lavorazione del disco, volando poi a New York per ultimare le canzoni insieme agli ingegneri del suono Lucius Page e Robert "LB" Dorsey, già al fianco di - tra gli altri - Solange, Boyz II Men, Chris Brown, H.E.R. e Kelly Worland - che l'hanno aiutata a limare le imperfezioni senza esagerare.

In nove mesi di continuo work in progress, Birthh è riuscita a riproporre su disco i suoi continui spostamenti da una parte all'altra dell'Atlantico, attingendo ai generi più svariati: dall'hip hop di "Utraviolet" (c'è la femcee statunitense Ivy Sole) al folk di "Elephant sing backwards" (una ballata tutta chitarra e voce che Alice ha scritto quando aveva solamente 16 anni e che in passato ha più volte suonato dal vivo), passando per il soul di "Human stuff" e esperimenti quasi bossa nova come "audio 1". Canzoni come piccoli pianeti, ciascuno caratterizzato da un colore diverso, che insieme formano l'universo affascinante di Birthh: tutto da esplorare.

TRACKLIST

01. Supermarkets (02:38)
02. Yello / Concrete (03:54)
03. Draw (03:19)
04. audio 1 (01:51)
05. Ultraviolet (02:37)
06. audio 2 (00:36)
07. Parakeet (03:00)
08. Human Stuff (03:45)
09. reprise (00:29)
11. Space Dog (03:36)
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