«THIS IS ELODIE - Elodie» la recensione di Rockol

C'è una nuova Elodie tutta da scoprire

Non ha i capelli rosa. Non canta ballate strappalacrime. Non è urban. Non è indie. Non è reggae-pop. Non è soul. Nel suo nuovo album "This is Elodie" la cantante prova tanti abiti diversi uscendo dal negozio senza poi comprarne nemmeno uno. La recensione.

Recensione del 31 gen 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

C'è una nuova Elodie tutta da scoprire. Non ha i capelli rosa e non canta ballate strappalacrime: quella che ad "Amici" coverizzava i classici italiani, accettando di essere definita da qualcuno l'erede delle grandi interpreti, appartiene ormai al passato. Era tutta finzione, dice lei ora, raccontando di aver recitato una parte per paura di non piacere al pubblico del talent se avesse mostrato la sua vera identità. Nei tre anni trascorsi dall'uscita del disco precedente e questo "This is Elodie", che sembra rappresentare un nuovo esordio per la cantante romana, Elodie si è divertita a distruggere pian piano l'immagine con cui si era fatta conoscere all'inizio della sua carriera, costruendosi un'altra identità: quella di una popstar contemporanea che proprio non ci sta ad essere a tutti i costi inquadrata all'interno di un genere o di uno stile piuttosto che un altro. E che vuole rompere certi schemi: il nuovo album esce oggi solo in digitale, ma senza "Andromeda", la canzone in gara al Festival di Sanremo 2020, che sarà invece inclusa all'interno del cd fisico, nei negozi dal 7 febbraio (il giorno prima della finale del Festival, quando i numeri macinati dal disco sulle piattaforme avranno nel frattempo permesso a Elodie di conquistare - con molta probabilità - il primo posto in classifica, ancor prima della fine della manifestazione).

Oltre 51 tra autori, produttori e ospiti, 70 pezzi provinati, 16 incisi (ma le tracce sono in totale 19, con tre vocali che qui e là raccontano la nascita e l'evoluzione del progetto): numeri da far invidia anche al più prolisso dei dischi trap americani, ma che ci aiutano a raccontare cosa c'è dentro "This is Elodie". Da Dardust a Takagi & Ketra, passando per Zef, Dade, Big Fish, Mace, i Daddy's Groove e Generic Animal: i vari producer - chiamarli così fa più figo - coinvolti nell'album prendono per mano Elodie e la portano ciascuno nel proprio mondo. Dai suoni urban di "Andromeda" (con quei tastieroni che profumano già di Eurovision) e "Nero Bali" a quelli acustici di "In fondo non c'è", passando per il reggae-pop di "Margarita" e "Lupi mannari" (che sembra uscire fuori da un disco della Loredana Berté dei primissimi Anni '80), l'r&b di "Mal di testa" (della premiata ditta Neffa-Fibra), la dancehall di "Sposa", l'elettropop di "Apposta per noi", il funk di "Superbowl" e "Pensare male" e il rap rifatto in chiave ballad di "Niente canzoni d'amore" (cover di uno dei brani inclusi nell'ultimo album di Marracash): nel suo nuovo album Elodie sembra divertirsi a provare tanti abiti diversi e ad uscire dal negozio senza poi comprarne nemmeno uno.

La metafora usata dalla cantante per presentare questo disco è abusata e per certi versi scontata: è quella della playlist, che però si presta bene a descrivere un album che in effetti non ha né un centro né una direzione sonora precisa o quantomeno predominante. Le collaborazioni con Mahmood (ha scritto insieme a Dardust "Andromeda" e "Nero Bali"), Ernia ("Diamanti"), Lazza e Low Kidd ("Vado a ballare da sola") spingono Elodie verso i territori dell'urban, quelle con Neffa e Ghemon ("Rambla"), sembrano suggerirle la via del soul o dell'r&b, quelle con Michele Bravi, i Kolors ("Pensare male") e Takagi & Ketra ("Margarita") la riportano al pop. E per una Elodie vagamente ItPop con Levante (tra gli autori di "In fondo non c'è"), Carl Brave, Franco126 ("Margarita"), Leo Pari e Wrongonyou ("Superbowl") c'è quella che con Gemitaiz ("Non è la fine") e Big Fish ("Lontano") gioca a fare la femcee che alza la testa e si ribella (e le riesce pure bene).

Nella sua disomogeneità "This is Elodie" rappresenta una fotografia del pop italiano 3.0, quello del post-indie e dell'urban, dove tutto è possibile e certi schemi vengono nel bene e nel male superati. E sì, ad ascoltarlo tutto d'un fiato si rischierà pure l'indigestione. Ma si sa: oggi i dischi non sono pensati per essere ascoltati tutti d'un fiato. Prendetelo per quello che è: una playlist da 45 minuti, il tempo di una corsetta prima della cena o di un viaggio in metro per raggiungere l'altra parte della città, tutto sommato ben costruita e neanche così indigesta.

TRACKLIST

01. Non È La Fine (con Gemitaiz) (03:11)
02. Vocale #1 (00:16)
03. Margarita (con Marracash) (02:57)
04. Lupi Mannari (03:04)
06. Sposa (con Margherita Vicario) (02:56)
07. Vocale #2 (00:35)
08. Vado A Ballare Da Sola (con Lazza & Low Kidd) (03:22)
09. Apposta Per Noi (03:16)
10. Superbowl (02:10)
11. Diamanti (con Ernia) (02:57)
12. Lontano (03:16)
13. Vocale #3 (00:21)
14. Nero Bali (con Michele Bravi & Guè Pequeno) (03:05)
15. Rambla (con Ghemon) (03:21)
16. Pensare Male (con Elodie) (03:28)
18. In Fondo Non C'è (03:47)
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