«MINOR EARTH / MAJOR SKY - A-Ha» la recensione di Rockol

A-Ha - MINOR EARTH / MAJOR SKY - la recensione

Recensione del 24 apr 2000

La recensione

Dopo un silenzio durato per gran parte degli anni Novanta, tornano gli A-Ha e non deve essere stata una scelta facile quella di rimettersi in discussione, a oltre dieci anni di distanza dal periodo d'oro, con un nuovo album. Perché come molte altre band degli anni Ottanta, anche gli A-Ha furono in un certo senso vittime della loro immagine, che al tempo stesso ne decretò una fugace fortuna: tre ragazzotti nordici piuttosto piacenti, con un ritornello accattivante e un video ben congegnato conquistarono schiere di ragazzine. Che poi gli A-Ha fossero altro, e desiderassero esse considerati anche altro, non è che importasse a molti. Loro, da "Stay on these roads" hanno fatto intendere di voler fare una musica non sempre pop, magari più venata di rock, magari non sempre così leggera, com'era "Take on me", ma anche meditativa e introspettiva. Per fare quello che volevano hanno preferito stare separati per un po', per essere pienamente liberi di sperimentare altri percorsi senza l'imbarazzante etichetta di gruppo di "facile consumo". Ora, i tre A-Ha sono sulla soglia dei quaranta: non sono più dei ragazzini, nonostante Morten Harket sfoggi ancora il ciuffo (forse oggi tinto) di un tempo. E con la tranquillità propria di chi sta bene nei propri panni, danno voce e suono alle tredici canzoni di "Minor earth major sky", un album che ha il merito di non rincorrere le mode del momento ma di limitarsi a mescolare le passioni musicali dei tre, che questa volta sono tutti al lavoro su musiche e testi, anche Morten, che negli anni passati si era limitato a essere la voce della band. Il grosso del lavoro lo fa ancora una volta Pal Waaktaar, accompagnato dalla moglie Lauren Savoy (con cui ha fondato nel '95 la band dei Savoy): il risultato sono ballate d'effetto come "Velvet" o "Mary Ellen makes the moment count" ma anche un brano come "Summer moved on" che ripropone, nel ritornello, i falsetti un po' lirici che già negli anni Ottanta erano caratteristici dello stile del gruppo. La traccia più interessante è quella che dà il titolo all'album, perché è una commistione riuscita di leggerezza pop e qualche durezza rock e ripropone un classico della musica degli A-ha, e cioè quel respiro ampio, quei paesaggi sonori da orizzonte sconfinato, evocati da note che restano nell'aria, da cori ben congegnati. Il disco è piacevole da ascoltare, suonato bene e senza pretese: e questo è forse il suo pregio maggiore, quello di essere il lavoro di tre musicisti che suonano con la libertà di non voler dimostrare niente a nessuno.

Tracklist
"Minor earth major sky"
"Little black heart"
"Velvet"
"Summer moved on"
"The sun never shone that day"
"To let you win"
"The company man"
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.