«DR. FEELGOOD - Motley Crue» la recensione di Rockol

Motley Crue , i trent’anni di “Dr. Feelgood”

L’ex band più insolente del rock celebra il suo album di maggior successo.

Recensione del 07 dic 2019

La recensione

Di Simöne Gall

L’aver riversato su schermo - con il film The Dirt - le vite dannate di Nikki Sixx, Tommy Lee, Vince Neil e Mick Mars (quest’ultimo condannato per di più a fare i conti a vita con un’affezione degenerativa delle ossa, la spondilite anchilosante), è indubbiamente servito a ripristinare un interesse del tutto rinvigorito per il rock ‘n’ roll milionario e caciarone dei Mötley Crüe e del loro catalogo discografico. Una nuova edizione per il trentennale di ‘Dr. Feelgood’, il loro album di maggior successo uscito nel 1989, forse non sarebbe così necessaria se non calzasse appositamente a pennello. Pare che le vendite dei loro album siano cresciute addirittura del 2000%, mente la colonna sonora del film di cui sopra si è in breve tempo aggiudicata la prima posizione nella classifica generale di iTunes. Gli stream di Spotify sono saliti da 400.000 a 3,6 milioni al dì, mentre il bestseller letterario tramutatosi nel fortunato biopic di Netflix, The Dirt – Confessions Of The World’s Most Notorious Rock Band, scritto a più mani da membri e addetti ai lavori della band (ma redatto assieme al giornalista del New York Times Neil Strauss), è tornato a furoreggiare commercialmente dopo quasi un ventennio dalla sua uscita (era il maggio 2001), finendo in cima alla classifica delle biografie musicali di Amazon, dove ancora risiede.

Un risultato complessivamente ragguardevole, trattandosi di una formazione musicale – istituitasi a Los Angeles nel 1981 – per via teorica ritiratasi “ufficialmente” dalle scene con il Mötley Crüe Final Tour del 2015, ma che sul piano fattuale ha oggi scelto di contraddirsi – diremmo vantaggiosamente – confermando la propria partecipazione rispetto a un nuovo, ulteriore ciclo concertistico negli stadi, indetto per l’anno venturo, che vedrà i quattro “irriducibili” affiancarsi ai glamster Poison, ai leggendari rocker inglesi Def Leppard e a Joan Jett & The Blackhearts. A dispetto di una capacità performativa indubbiamente non più così stellare (in primis quella del cantante Vince Neil, oggi sessantenne volgarmente gonfio e sovrappeso), questi paladini degenerati degli anni Ottanta pretenderebbero, dunque, di continuare a imprimere lezioni di lifestyle selvaggio, cogliendo la palla al balzo per fare breccia su quella fascia di pubblico odierno e giovanile, chiamiamoli pure millenial, che ha certamente contribuito al caloroso successo del film di Jeff Tremaine che li riguarda.

Si sono ormai susseguite quattro decadi dai giorni della Mötley House, la catapecchia infestata dalle blatte dove i Crüe erano soliti darsi alla perdizione e alla dissolutezza (e in cui bazzicavano personaggi già leggendari come David Lee Roth, leader dei Van Halen). Un periodo che sarebbe confluito nell’incontro con il talent scout Tom Zutaut, lo stesso che un paio d’anni più tardi avrebbe scovato un’altra band destinata a vendere tanto quanto i Mötley Crüe - parliamo dei Guns N’ Roses. Un incontro profetico sfociato nel contratto con la celebre etichetta Elektra, la stessa dei Doors, da cui l’approdo al successo da classifica con il secondo album ‘Shout At The Devil’ e il video del singolo “Looks That Kill”, propagato grazie a un estenuante passaggio su MTV. 

Nell’arco di un paio d’anni sarebbero comparsi dischi di platino come ‘Theatre Of Pain’ e ‘Girls, Girls, Girls’, ma solo il quinto ‘Dr. Feelgood’ avrebbe trascinato il nome Mötley Crüe, per la prima volta nella loro storia, al numero uno della classifica della Billboard 200. Una popolarità che fino a un momento prima era andata cospargendosi di tutti gli eccessi stereotipati del caso: droghe e alcol a volontà; sesso, vero o presunto, ovunque e con chiunque. Una follia ricreativa cui però, alla storia dei Mötley si è spesso frapposto il dramma (l’overdose da eroina quasi fatale di Nikki Sixx; l’incidente di macchina (con alla guida un etilico Vince Neil) da cui ci rimise tristemente le penne un ventiquattrenne Razzle, batterista degli dèi del glam finnico Hanoi Rocks; il decesso prematuro, in anni a venire, della piccola Skylar, figlioletta di Vince Neil. Oltre a ciò, volendo stemperare un po’ la tragicità, non possiamo esonerarci dal rimembrare la “celebrity sex tape più popolare della storia”, con protagonisti il roccioso batterista Tommy Lee e la sua ex consorte, la maggiorata siliconata Pamela Anderson, che lo fece finire al gabbio con una denuncia per “violenza domestica”. 

‘Dr. Feelgood’ non è comunque solo il loro l’album più commerciale (con circa 6,5 milioni di copie vendute), ma è anche universalmente riconosciuto, particolarmente sotto il profilo compositivo, come il più maturo. (Personalmente mi sento di dissentire: il successivo Mötley Crüe, del 1994 e con alla voce John Corabi, velatamente sbeffeggiato nel film di Tremaine, resta il lavoro più serio afferente al quartetto.) Per comporlo e registrarlo, spronati dalla volontà di perfezione del produttore canadese Bob Rock, la band, al tempo riabilitatasi dai suoi eccessi tossici, si impegnò moltissimo, decisa a realizzare un prodotto di cui potessero finalmente dirsi fieri. A spiegarlo è Nikki Sixx, sulle pagine di The Dirt (la versione da cui leggo è quella originale americana): “Dopo otto anni insieme, e dopo milioni di album venduti, ci rendemmo conto che non avevamo mai registrato in modo davvero serio. Nessuno ci aveva mai spinto oltre i limiti delle nostre capacità o preteso cose da noi che non eravamo in grado di dare; fino a che non capimmo che in realtà avevamo qualcosa in più da dare”. 

Il primo singolo, omonimo all’album che lo ospita, si pone di diritto come un classico assoluto dell’hard rock più sporco e degenerato; dal suo groove rifulge la ritmica massacrante di un grande Tommy Lee, ma anche il lavoro di chitarra - singolare la tipicità dell’assolo - di un sempre venerabile Mick Mars. La successiva “Slice Of Your Pie” è un formidabile esempio di hard passionale di stampo aerosmithiano (Steven Tyler si fa giustappunto sentire nei cori, lo stesso per il brano “Sticky Sweet”). Sorvolando sulla insipidezza del testo, che infarcisce buona parte della globalità dell’album, il brano è ornato da un finale dai toni morbidamente atmosferici, dichiaratamente ispirato da “I Want You (She’s So Heavy)” dei Beatles, inclusa nel capolavoro ‘Abbey Road’ e realizzato vent’anni prima rispetto a ‘Dr. Feelgood’. I singoli seguenti del disco ebbero grande risalto in termini di popolarità, da “Kickstart My Heart” (che si rifà, è inutile nasconderlo, a “Ballroom Blitz” dei glam rocker britannici Sweet), alla toccante ballata “Without You” (la ricordo, ero all’ultimo anno di elementari, come Video della Settimana su Videomusic), per non parlare dell’abbordabile “Don’t Go Away Mad (Just Go Away)” e della grossolana “Same Ol’ Situation (S.O.S.)”, dalle cui prime parole del testo (“Come on girls…”), lo dico pur essendo di parte, permettete il moralismo, si può comprendere quanto un disco come ‘Appetite For Destruction’ fu necessario in quegli anni o il perché dell’avvento dei Nirvana o degli Alice In Chains nella scena rock mainstream americana agli albori dei Novanta. 
La produzione di Bob Rock (presente anche su ‘Sonic Temple’ dei Cult, sempre del 1989) impressionò al punto che i Metallica, reduci da ‘…And Justice For All’, lo ingaggiarono per il ‘Black Album’; una difficile collaborazione che nondimeno si tradusse in ben 16 milioni di copie smerciate.

L’edizione per i trent’anni di ‘Dr. Feelgood’, disponibile in CD, LP, edizione deluxe (con vinile colorato), non offre nulla in termini di novità, sia chiaro, ma ci è utile per ricordare quanto il music business odierno si sia allontanato anni luce dal promuovere quel rock ‘n’ roll politicamente scorretto che un tempo era in grado di fare breccia su milioni di persone. Attendiamo solo che la storia si ripeta.

TRACKLIST

01. T.n.T. (Terror 'n Tinseltown) (00:43)
02. Dr. Feelgood (04:50)
03. Slice Of Your Pie (04:31)
04. Rattlesnake Shake (03:40)
05. Kickstart My Heart (04:42)
06. Without You (04:30)
07. Same Ol' Situation (S.O.S.) (04:13)
08. Sticky Sweet (03:51)
09. She Goes Down (04:37)
10. Don't Go Away Mad (Just Go Away) (04:40)
11. Time For Change (04:58)
12. Dr. Feelgood - Demo (04:45)
13. Without You - Demo (04:15)
14. KickStart My Heart - Demo (04:31)
15. Get It For Free (04:16)
16. Time For Change - Demo (04:09)
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