«D.O.C. - Zucchero» la recensione di Rockol

“D.O.C.”: il canto di libertà di un bluesman sempre in viaggio

Il nuovo album di Zucchero, fra elettronica e preghiere black, è il diario di un uomo preoccupato per i tempi che sta vivendo

Recensione del 08 nov 2019 a cura di Claudio Cabona

La recensione

Canzoni che profumano di campi, che hanno i colori caldi dei tramonti, che rinsaldano le radici, ma che hanno anche il potere di far viaggiare. Tutti elementi che si ritrovano sulla copertina di “D.O.C.”, il nuovo album di Zucchero, arrivato a tre anni di distanza da “Black cat”. Mentre quest’ultimo si poneva sin da subito come un colossal, sia sul fronte delle collaborazioni che su quello musicale, in questo nuovo progetto Sugar si affida a produttori giovani, senza dimenticare gli amici di sempre: Rag’n’bone Man, Steve Robson, Martin Brammer, Eg White, Mo Jamil Adeniran, Frida Sundemo, oltre a Francesco De Gregori, Davide Van De Sfroos, con cui collabora per la prima volta, Pasquale Panella e Daniel Vuletic, che lo hanno aiutato a livello testuale su alcuni brani.

L’album, composto da 11 canzoni più 3 bonus track (le versioni in inglese di tre brani del disco) è molto più diretto rispetto ai precedenti lavori del bluesman emiliano: poche metafore e tanta concretezza nel linguaggio. La nuova fatica discografica è stata pensata in larga parte a chilometro zero, nella sua Lunisiana Soul a Pontremoli e poi registrata tra Los Angeles e San Francisco. “D.O.C.”, Denominazione di origine controllata per l’appunto. Questo non vuol dire che non ci siano visioni poetiche ed evocative, a cominciare da “Soul Mama” in cui anche una prostituta che vende corpo e anima può colmare i crateri della vita, ma il linguaggio adottato da Zucchero segue le linee della canzone di impegno civile, affrontando faccia a faccia la realtà, come in uno scontro caldo e sabbioso nel vecchio West. Scordatevi sermoni o un fraseggio politicante, non è mai stato il suo stile, l’album è il canto di libertà e malinconia di un uomo dall’anima country, che con le mani ancora sporche di terra imbraccia la chitarra perché non può farne a meno. Proprio il tema della libertà passa attraverso più canzoni, a cominciare da “Spirito nel buio” e “Freedom”, ma non mancano anche attacchi alla società dell’apparire, “Vittime del Cool”, o alla perdita di sensibilità. C’è anche “Badaboom (Bel Paese)”, che restituisce una fotografia grigia della politica di oggi.

Guai a pensare, però, che quel bluesman dal cappello largo abbia certezze: Zucchero, in tutto l’album, sente cedere la terra sotto i piedi e in “Sarebbe questo il mondo”, perso nei suoi ricordi di famiglia, canta: “Alloggia nella testa dei pazzi e dei balordi una lucida follia, lo sguardo dei codardi. Non era questo il mondo che sognavo da bambino”. Proprio perché l’artista è in viaggio fra strade tortuose e anime perse, c’è bisogno di una nuova luce che faccia da guida.

L’album è intriso di spiritualità, di una metafisica non riconducibile alla religione, ma a una dimensione di redenzione che ha a che fare con il proprio vissuto. “Sì, c’è una luce in tutte le canzoni. Potrebbe essere lo spirito di mia nonna”, ha raccontato Sugar. Il disco ha influenze e incursioni che vanno dal soul al gospel, passando per il blues e il pop: la grande vivacità della prima parte dell’album è supportata da un’elettronica calda, per nulla oscura. Il sound internazionale, ormai, gli scorre nelle vene. Zucchero viaggia, torna a casa, e poi riparte. Non è solo questione di tour. È inquieto come il mondo che viviamo. Talvolta trova la pace per scrivere album densi come questo, ma ci rammenta che la libertà si conquista giorno dopo giorno, anche ricordandoci da dove veniamo.

TRACKLIST

01. Spirito Nel Buio (03:48)
02. Soul Mama (03:30)
03. Cose Che Già Sai (feat. Frida Sundemo) (04:04)
04. Testa O Croce (04:11)
05. Freedom (04:02)
06. Vittime Del Cool (03:40)
10. Tempo Al Tempo (04:12)
11. Nella Tempesta (03:29)
13. Someday - Bonus Track (03:39)
14. Don't Let It Be Gone (feat. Frida Sundemo) - Bonus Track (04:05)
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