«THIS WILD WILLING - Glen Hansard» la recensione di Rockol

La volontà selvaggia di Glen Hansard colpisce ancora: "This wild willing" è un capolavoro

Il nuovo album del cantautore irlandese è un gioiello: canzoni senza tempo, e orginali: si merita, davvero di essere definito "Artista"

Recensione del 11 apr 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un grande artista lo riconosci anche dai rischi che si prende. E questo è Glen Hansard: un Artista con la A maiuscola, uno che si merita questa parola che spesso usiamo "per brevità", come diceva De Gregori, o semplicemente per pigrizia, per mancanza di voglia di usare sinonimi. L'artista è uno che sceglie la sua strada (o lascia che la strada scelga lui), indipendentemente da condizionamenti esterni. Non cerca la soluzione più facile, non cerca di appagare il pubblico o il sistema. E' conscio che deve fare musica ascoltabile, che arrivi (e che, sì, possa vendere/essere condivisa: tutta la musica è "commerciale", anche se a gradi diversi). Ma sa anche che il suo maggior patrimonio è la credibilità, ed è sugli album che se ne gioca una buona parte.

Tutto questo è quello che fa Glen Hansard in "This wild willing", il suo quarto disco solista (ma vanno considerati pure vari EP). Il precedente "Between two shores", uscito poco più di un anno fa, fu quello del consolidamento: la matrice VanMorrisoniana/Springsteeniana portata a maturazione in una raccolta di canzoni calde e dritte. Come quel disco, inciso a Chicago negli studi dei Wilco, "This wild willing" è frutto quasi della casualità e del luogo: è stato inciso a Parigi, ma senza un gruppo di canzoni già pronte. Piuttosto, ha messo insieme un gruppo di collaboratori (il produttore David Odlume alcuni musicisti amici), e il resto è frutto di incontri e sperimentazioni, come quello con i fratelli iraniani Khoshravesh, che danno un tocco "etnico" a "Race to the bottom" e "Good life of song".

Il risultato è un disco stupendo, il più bello della carriera solista di Hansard, sicuramente diverso dal passato recente. Un gruppo di canzoni che sfidano le convenzioni, che prendono strade lunghe e apparentemente poco lineari, ma senza mai perdere di vista la melodia: 5 brani su 12 sono sopra i 6 minuti, ma il tempo vola.

Il crescendo di "Don't settle" è puro Hansard, e ci sono momenti riconoscibili (il folk-rock di "Brothers' keeper", per dirne uno). Ma "This wild willing" colpisce per l'originalità della scrittura, per il modo in cui unisce complessità e semplicità: come sul palco, in questo disco Hansard riesce a far percepire come semplici e naturali scelte musicali che sono tutt'altro che banali, e che un "cantautore" normale e in cerca di gloria più facile non farebbe mai.
Per una volta, si possono evitare esempi, ma semplicemente dare un consiglio: un buon paio di cuffie, un'ora senza distrazioni e ascoltare direttamente, lasciandosi andare. Se vi piace il genere dei cantautori, vi innamorerete di questo disco: ci troverete un mondo che conoscete, ma che al tempo stesso suona nuovo e personale. Una cosa che riesce a pochi.

Glen Hansard ci ha fregato di nuovo, insomma: è presto per dire che sia un capolavoro, ma "This wild willing" è uno di quei dischi senza tempo destinati a restare.

 

 

TRACKLIST

01. I'll Be You, Be Me (04:22)
02. Don't Settle (06:01)
03. Fool's Game (06:04)
04. Race To The Bottom (06:15)
05. The Closing Door (04:27)
06. Brother's Keeper (05:07)
07. Mary (03:40)
08. Threading Water (04:12)
11. Good Life Of Song (07:36)
12. Leave A Light (04:25)
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