«RIGEL PLAYGROUND - Herself» la recensione di Rockol

Herself: leggi qui la recensione di "Rigel playground"

Sesto lavoro in casa Herself, al secolo Gioele Valenti, tra neopsichedelia, folk e i Mercury Rev.

Recensione del 23 nov 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

A tre anni dalla pubblicazione dell’EP in condivisione con i The Laissez Fair, Gioele Valenti, in arte Herself, torna con un nuovo album. Otto pezzi interamente scritti, suonati e arrangiati come sempre da Valenti, registrati e mixati tra Palermo (città natale del Nostro) e Seattle presso l'Herself & Jonathan Personal Studios e masterizzati a Londra da Jack McKenna.

E se il sesto lavoro in casa Herself già da questa piccola premessa rivela la sua indole decisamente internazionale, la presenza di Jonathan Donahue dei Mercury Rev non può che confermare il tiro di un disco che già al primo ascolto riesce a trasportare in un mondo in cui folk e (neo)psichedelia si fondono perfettamente, creando una serie di intrecci melodici coloratissimi eppure sempre così malinconici. Un mondo in cui effettivamente la presenza dei Mercury Rev si percepisce chiaramente senza però oscurare la personalità di un musicista che, arrivato alla soglia dei quindici anni di attività, sa perfettamente quello che vuole. Mercury Rev che, per dovere di cronaca, hanno scelto Herself per aprire i live del tour italiano appena concluso. Questo matrimonio si doveva fare.

Come dicevo, sono otto i pezzi in scaletta: dalla bella e delicata opening “Another christian” si passa in maniera sempre molto fluida ai ricami quasi pinkfloydiani di “Bark”, pezzo più dichiaratamente psichedelico e dotato di una melodia e un’intenzione interpretativa che rimanda anche ai Radiohead di “Exit Music”. Il ritmo si tiene sempre molto compassato in “Crawling”, pezzo di grande respiro e decisamente più rock oriented che lascia poi il passo nuovamente al folk ispirato di “In the wood” e, soprattutto, a quella “The beast of love” in cui Donahue ci mette tantissimo del suo. Una deserter’s song in piena regola, con tutti i pro e nemmeno un contro: che i Mercury Rev e in particolare la presenza di Donahue abbiano pesantemente questo “Rigel playground” non è comunque un mistero; lo stesso Valenti ha sottolineato quanto sia stato importante lavorare al fianco di un artista che per lui ha sempre rappresentato tanto. E ripeto, alla luce dei fatti questo matrimonio si doveva decisamente fare, non solo perché il pezzo è molto bello, ma soprattutto perché questa collaborazione segna un momento importante nell’evoluzione del progetto Herself, la consacrazione definitiva per quello che ormai deve essere considerato come uno dei progetti portanti della psichedelia di casa nostra. Il blues aggressivo di “The witness” è chiamato poi ad alleggerire l’umore accelerando il ritmo prima della conclusiva “Treats”, pezzo che riporta alle atmosfere di “Another christian”, chiudendo circolarmente quello che probabilmente è il miglior lavoro degli ultimi anni targato Herself.

TRACKLIST

01. Another Christian (04:02)
02. Bark (05:08)
03. Crawling (05:41)
04. In the Wood (03:39)
05. The Beast of Love (06:57)
06. The Witness (03:36)
07. Treats (03:59)
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