«DELTA - Mumford & Sons» la recensione di Rockol

Mumford & Sons - DELTA - la recensione

Recensione del 16 nov 2018 a cura di Davide Poliani

La recensione

Essere ambiziosi e gettare il cuore al di là dell'ostacolo non solo è giusto, ma anche indispensabile quando si arriva - come i Mumford & Sons - alle soglie della grandezza. Era quindi più che prevedibile che per dare un seguito a "Wilder Mind" Marcus e i suoi cercassero il colpo ad effetto: non tanto la sterzata che sorprende - già sperimentata con discreto successo nel 2015 - quando l'affermazione definitiva, il sigillo in grado di segnare un prima e un dopo all'interno di una carriera che sta prendendo anno dopo anno sempre più peso.

Per "Delta" i quattro di Londra hanno scelto di tornare a giocare sul terreno a loro più congeniale, quello del folk-pop, alzando però l'asticella, perché né loro né il pubblico avevano bisogno di un "Babel" 2.0. Ecco allora entrare in scena il produttore Paul Epworth, il Re Mida del momento del pop d'alto bordo già in plancia per Adele, U2 e Paul McCartney con la passione per l'esplorazione in compagnia di Thurston Moore e Glass Animals. Del resto la materia prima messa a disposizione - un'abbondante selezione di canzoni serissime su cognizione del dolore, perdita, morte e depressione - non poteva che essere trattata con la dovuta solennità, e così è stato: pare che alle session di registrazione di "Delta" presso i Church Studio di Londra abbiano preso parte circa un centinaio di persone. Più o meno quelle impiegate sul cantiere di una grande opera, che però - purtroppo - non è riuscita a tramutarsi in un'opera grande.

"Delta" è un disco sontuoso e formalmente impeccabile, ma prolisso e a tratti compiaciuto: se Epworth è stato tutto sommato bravo a filtrare il sound "classico" del gruppo ampliandone lo spettro e irrobustendolo senza gonfiarlo artificiosamente, i Mumford & Sons hanno cercato da un lato la via più semplice, affidandosi alla loro scrittura più collaudata, fatta di crescendo e ritornelloni corali per spostare il baricentro della loro ambizione più sulla forma che sulla sostanza.

Scelta, questa, che si è rivelata vincente solo quando Marcus e compagni hanno saputo essere ambiziosi prima come autori che come musicisti, come nell'ipnotica "Woman", per esempio, o ancora in "Rose of Sharon", impreziosita dal cameo vocale di Maggie Rogers. La cifra di "Delta", tuttavia, è ben rappresentata dal singolo apripista "Guiding Light" con le sue maestose aperture, i suoi ganci melodici e il suo ritornello senza una nota fuori posto: in sostanza, una canzone dei Mumford & Sons così come li conosciamo da ormai più di dieci anni, ma col vestito della festa.

Sarebbe ingiusto e crudele dire che i quattro londinesi abbiano dimostrato di avere più ambizione che talento, perché il talento c'è, si vede e si sente. "Delta", probabilmente, più che di una crisi strutturale, pare figlio di un banale problema di messa a fuoco: forse sono state semplicemente troppe le idee messe sul piatto, troppi gli strumenti messi a disposizione per concretizzarle, troppi gli obbiettivi indicati sulla lavagna, e troppa la voglia di raggiungerli tutti. Ma dato che ci piace pensare ai Mumford & Sons come a un gruppo che ha ancora molto da dire, e per molto tempo, preferiamo credere che la festa sia solo rimandata, perché per consegnare agli annali il disco definitivo, tutto sommato, c'è sempre tempo. Soprattutto se si ha appena una dozzina d'anni di attività alle spalle...

TRACKLIST

01. 42 (04:00)
02. Guiding Light (03:37)
03. Woman (04:34)
04. Beloved (04:25)
05. The Wild (05:31)
06. October Skies (03:43)
07. Slip Away (04:55)
08. Rose Of Sharon (03:23)
09. Picture You (04:03)
10. Darkness Visible (03:11)
11. If I Say (04:29)
12. Wild Heart (05:05)
13. Forever (04:36)
14. Delta (06:16)
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