«PLEASE, TAKE YOUR TIME. - Finister» la recensione di Rockol

Finister: leggio qui la recensione del nuovo "Please, take your time"

Secondo album per la band fiorentina, registrato tra Inghilterra, Francia e Italia, con la collaborazione di Howie B.

Recensione del 05 nov 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Il titolo del disco è un invito diretto all’ascoltatore a fare con calma. Dall’altra parte è una riflessione su tutta la fretta e la frenesia che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, soprattutto a Londra. Nonostante ciò abbiamo impiegato tre anni a fare il secondo disco, un tempo biblico: con questo titolo volevamo prenderci un po’ in giro.

Calma ragazzi, niente fretta; non c’è davvero nulla di male. Anzi, direi tutto il contrario: ad ogni disco il suo tempo. Altrimenti qualcosa non poi non va. I Finister per questo nuovo “Please, take your time” si sono presi appunto tre anni. Periodo in cui hanno si sono messi in discussione puntando ad esplorare suoni diversi. Un processo di evoluzione che ha visto la partecipazione di Howie B, niente meno, produttore di quattro degli otto pezzi di questo nuovo lavoro. Ecco quindi che i bravi Finister si sono messi al lavoro nel corso dell’ultimo anno e mezzo tra Londra, la Francia e, ovviamente, l’Italia per cercare di rispettare il comandamento meno è meglio alla lettera e ragionare espandendo l’indie del primo capitolo, un indie comunque già bello contaminato, integrando definitivamente synth e spingendo sul lato più riflessivo e psichedelico.

Meno è meglio significa dunque passare da dieci pezzi a otto, a melodie più essenziali con un’intenzione nettamente più elegante rispetto al passato, a testimonianza che la lezione di Arctic Monkeys, Verve e compagnia bella è stata imparata a dovere, abbastanza per lo meno da poterla poi declinare in modo personale e, perché no, adattandola quanto basta ai tempi. Bene quindi l’opening “Lighter”, così come le dilatazioni di “Free bug” (che fa un po’ Humbug già dal titolo), pezzo in cui la voce di Elia Rinaldi riesce davvero a fare la differenza. Discorso che si può comunque estendere un po’ a tutto il disco, sottolineando al contempo l’importanza del lavoro fatto sulla sezione ritmica, davvero notevole. E basta ascoltare “Pan tribal” per capire quanto Howie B abbia inciso sul risultato finale, costringendomi a richiamare in causa (e non sapete quanto io sia felice di questo) gli U2 più in forma, quelli dei tempi d’oro, come termine di paragone. O Tricky e i Massive Attack per "Skyscrapers". 

E che Dio vi benedica se vi siete presi il tempo giusto per mettere in piedi un disco fatto come si deve. Con calma, gusto e con intelligenza.

TRACKLIST

01. Lighter (04:19)
02. A Free Bug (04:34)
04. Pan Tribal (04:34)
05. My Deepest Faces (05:50)
06. Vapor (05:33)
07. I Can See You (03:35)
08. Skyscrapers (04:19)
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