«THE ART OF PRETENDING TO SWIM - Villagers» la recensione di Rockol

L'arte di scrivere canzoni per Conen O' Brien

“The Art of Pretending to Swim” è il quarto disco dei Villagers nome dietro il quale si cela il cantautore irlandese Conor O' Brien in cui si parla di fede, amore e salvezza.

Recensione del 06 ott 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Si scrive Villagers, ma si legge Conor O' Brien. Il cantautore irlandese torna oggi con il quarto album dedicato al suo progetto musicale in cui ricopre il ruolo di compositore, musicista di gran parte degli strumenti, arrangiatore e cantante. Questa volta il suo chamber pop, sempre a cavallo tra folk moderno e pop di qualità, si arricchisce di suoni nuovi mutuati dal r&b contemporaneo. L'iniziale “Again” è un bel bilanciamento tra l'acustico del piano e la chitarra acustica e il modulo ripetuto tipico dell'elettronica con un finale quasi prog, mentre la successiva “Trick of the Light” ha un bel giro della linea di basso gloriosamente soul; entrambi le canzoni ci ricordano quel disco di magnifico di David Gray (“White Ladder”, 1998) che segnò fortemente il suono della fine degli anni '90 e degli anni successivi.

Niente di nuovo quindi, tutt'altro. Ma la scrittura delle canzoni è così raffinata che non è possibile recriminare un'assenza di originalità. Per quanto “Love Came With All that It Brings” contenga un sample “colto” di un gospel dei The Dixie Hummingbirds che rende questo “The Art of Pretending to Swim” un disco dalla produzione sofisticata che alla fine si distanzia dal mood Elliot Smith a cui spesso è stato paragonato e dall'indie pop degli Shins o dei Girls in Hawaii.

L'altro elemento che caratterizza “The Art of Pretending to Swim” è dato dalle liriche. Fin da “Becoming a Jackal” l'esordio che nel 2010 fu candidato al Mercury Prize, i testi di Conor O' Brien erano profondi e lirici, ma in questo disco il tutto gira intorno a temi alti come fede, grazia e sopravvivenza. L'arte di fingere di nuotare è quindi una metafora sulla vita e sulla fede cieca («cause I’m a fool for the burden of the promise of an aeternal life in heaven», canta nel singolo Fool). In “Again” canta di una personale riscoperta della religione ("Ho ritrovato di nuovo un posto nel mio cuore / Di nuovo Dio, ancora sotto forma di arte”). Nel resto del disco il desiderio di trascendenza e salvezza si scontra con l'amore e il peccato, mescolando il linguaggio religioso con quello sessuale (“Mai un'anima ha toccato un corpo così divino, / Mai un cuore ha battuto così velocemente da eclissare il mio" in “Sweet Saviour”). “The Art of Pretending to Swim” è un disco intimo e ambizioso che certamente sarà molto amato dai fan di Conor O' Brien.  

TRACKLIST

01. Again (04:28)
03. Sweet Saviour (04:36)
04. Long Time Waiting (05:09)
05. Fool (03:18)
07. Real Go-Getter (03:25)
08. Hold Me Down (04:38)
09. Ada (06:10)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.