Recensioni / 14 ott 2018

John Grant - LOVE IS MAGIC - la recensione

La recensione di "Love Is Magic" di John Grant

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Erica Manniello
LOVE IS MAGIC

Passare una domenica pomeriggio di sole con l’ultima prova di studio di John Grant vi farà presto dimenticare l’incanto di quando il giorno del riposo e il bel tempo vanno a braccetto, per trasportarvi in un mondo cupo di pesanti sintetizzatori, note dolenti di pianoforte e domande senza risposta. Salvo alcune eccezioni come “Preppy Boy” e “He’s Got His Mother’s Hips”, infatti, “Love Is Magic”, diversamente da quello che il titolo potrebbe lasciar supporre, è un disco faticoso, che gioca sulle contraddizioni e le assurdità che ci circondano per costruire la sua narrazione lirica e musicale. 

Il cantautore di Denver è arrivato ormai al suo quarto album solista e del suo debutto discografico in solitaria, “Queen of Denmark” - uscito nel 2010, a qualche anno di distanza dalla fine degli Czars, formazione capitanata da Grant fino al suo scioglimento, avvenuto nel 2004 – poco resta in questo nuovo progetto, al quale l’artista è approdato dopo un paio di album che già segnavano il netto emergere dell’elettronica nel suono di Grant, a discapito delle ballate più classiche che ne avevano fatto conoscere le doti a chi dei Czars e di John Grant non aveva mai, fino a “Queen of Denmark”, sentito parlare. Se di metamorfosi, che è anche il titolo della traccia di apertura del disco, si può parlare, è pur vero che a volte la sensazione è quella che il fantasma del primo John Grant stia cercando di farsi spazio tra i synth. Accade, ad esempio, nella title track “Love Is Magic”, dove, specie nel ritornello, la voce del cantautore statunitense sembra, in un sottile equilibrio di tensioni, volersi staccare dal tenebroso tono dominante per dirigersi verso melodie più luminose, trattenuto però da tentacolari sintetizzatori che tengono la voce di Grant stretta a sé e ai propri comandi. “Love is magic/Whether you like it or not/It isn't so tragic”, canta lui riassumendo gli ossimori ai quali il mondo ci mette davanti, passando con agio, all’interno dell’album, dalle tematiche più personali al terrorismo islamico.

Ad Uncut, Grant ha definito quello di “Love Is Magic” il suono che aveva sempre sognato. “Che vi piaccia o no”, potremmo dire citando il testo della title track. Non nascondendo l’ambizione di trovare, dunque, nell’album co-prodotto da lui stesso insieme a Benge e al bassista Paul Alexander, la dimensione che più lo rappresenta, la voce di “Pale Green Ghosts” ha lasciato spazio anche al parlato (“Diet Gum”), alla disco anni Ottanta (“He’s Got His Mother’s Hips” - “Straight to the middle of the dancefloor”, canta Grant in perfetta sintonia con l’atmosfera eighties del pezzo - e “Preppy Boy”) e a brani che ricordano di più la strada tracciata da “Queen of Denmark”, come “Is He Strange”, ma anche “The Common Snipe”. E per quanto manchi d’incisività, “Love Is Magic” porta i segni di un lavoro attento di ricerca, tra i suoni dei decenni passati e quelli del presente: il labirinto non ha una facile uscita, ma state tranquilli, John Grant non vi lascerà la mano.

TRACKLIST

01. Metamorphosis - (05:41)
02. Love Is Magic - (06:21)
03. Tempest - (06:31)
04. Preppy Boy - (04:46)
05. Smug Cunt - (06:23)
06. He's Got His Mother's Hips - (03:39)
07. Diet Gum - (07:25)
08. Is He Strange - (05:17)
09. The Common Snipe - (06:37)
10. Touch and Go - (05:03)