«THE NEXT BEST THING - MUSIC FROM THE MOTION PICTURE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - THE NEXT BEST THING - MUSIC FROM THE MOTION PICTURE - la recensione

Recensione del 19 mar 2000

La recensione

A quanto pare, dopo un triennio di lodi incondizionate per ogni cosa facesse, dalle pubblicità con Raul Bova alle richieste di sperma, arrivano un po’ di bordate su Madama Ciccone. I critici cinematografici americani, che evidentemente non vivono gli innamoramenti assoluti di quelli musicali, stupiscono di fronte alla recitazione di Madonna in “Next best thing” e arrivano a dire: “Ma questa non è capace!”. Non che recitare sia mai stata considerata la sua prima qualità. Ma del resto, non è mai stato il pregio principe della diva italoamericana fare una cosa in modo incomparabile. Madonna fa di tutto benino. La sua abilità è cambiare le carte in tavola prima di venire a noia, suscitando l’ammirazione per il camaleonte (o per chi va dove tira il vento). Alle rockstar, diciamo ad esempio a Eric Clapton, viene richiesto da 30 anni e passa di essere “Manolenta” ed essere se stesso. A Madonna viene imposto (e lei si impone) di essere Material Girl o il suo esatto contrario, donna misticheggiante piena di tatuaggi. Questo va di pari passo con la capacità di capire cosa funziona e cosa no, gettandosi sulla “tendenza” appena la si intuisce.
In questo senso, la colonna sonora di questo film che parla tanto di Madonna (la protagonista è una donna appassionata di yoga che è madre ma non ha marito... dev’essere stato duro entrare nella parte), non fa che parlare tanto di Madonna, appunto. E i brani scelti sembrano la colonna sonora di una sua giornata, quelli di una sua ideale “cassettina” o compilation. A parte la curiosità di trovare un “Boom boom ba” seguito da “Bongo bong” (manca solo “Bingo bango bongo”), il territorio più battuto è quello di una “figheria” tra new age, elettronica ed etnica, perfetta fotografia della profetessa degli yuppies che Madonna è riuscita a diventare dopo essere stata vendicatrice delle sgallettate ai tempi di “Holiday”. Il disco alla fine risulta gradevole (qualsiasi disco con “Why does my heart...” di Moby è gradevole) anche se un po’ noiosino. Chissà, forse è perché gli yuppies trovano molto “out” le scariche di energia del vecchio bolso rock (il che potrebbe essere un ottimo motivo per la sua riscoperta). Mettere tra questi gruppi semiunderground e proposte etniche la principessina Christina Aguilera è un po’ imbarazzante, ma probabilmente serve a fare due lire in più vendendo l’album ad adolescenti carichi di brufoli - e se vogliamo potrebbe essere un modo per schierarsi contro Britney Spears. Per quanto riguarda i brani Madonneschi, c’è da dire che una ballatona poco vivace (ed esageratamente mitizzata negli Usa) come “American pie” non è uno di quei brani che possono mettere in difficoltà chi ne volesse fare una “cover”, e Madonna riesce a darle tutta la vitalità che può tagliandole 4 minuti (ma un remix da discoteca meno timoroso forse ci starebbe meglio). “Time stood still” è la tipica ballad Cicconica come tante ne abbiamo sentite: chi ha memoria di “This used to be our playground”, ha capito di cosa stiamo parlando. La cosa più interessante tuttavia è come l’inglese Mandalay in “This life” riesca a ricalcare Madonna tanto da sembrare lei. Forse perché c’è anche una discografica e produttrice da compiacere. Gli inglesi Olive sono entrati nella scuderia, altri tra questi potrebbero seguirli. Il capo non va contraddetto: le teste che si alzano sono le prime a saltare, si ripetono gli yuppies...
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