«ENRICO SOGNATO - Enrico Sognato» la recensione di Rockol

Enrico Sognato - ENRICO SOGNATO - la recensione

Recensione del 18 mar 2000

La recensione

Segnali di vita, finalmente, dal pop italiano modello cantautore. Di vita e in qualche modo di originalità, ascoltando questo simpatico lavoro di Enrico Sognato, sanremese in gara tra i giovani con “E io ci penso ancora”, pezzo serio di un album divertente e molto ironico. Nonostante si trovi nel bel mezzo di un bivio per quanto riguarda la sua ‘immagine’ artistica – in giro a Sanremo sembrava un ragazzo di strada (bello), sulla copertina e nelle foto interne del suo Cd sembra il giovane Werther con tanto di occhialetti e libro sottobraccio, su un tram (vuoto) molto poco credibile - Sognato la dice lunga sulla sua vera natura con le canzoni di questo album, che riportano alla mente un periodo di ‘geniali folli’ della nostra canzone, quello in cui girava gente come Gaetano, Fanigliulo, Carella e si cantavano canzoni un po’ surreali come “Nuntereggaecchiù”, “A me mi piace vivere alla grande”, “Barbara”. La parentela, sia detto subito prima che qualcuno si adombri per lo ‘sgarro’, è più immaginifica che reale, però serve a dare l’idea della strada intrapresa da Sognato con questo suo lavoro e che tiene al suo interno una buona componente di ‘cazzeggio’ artistico. E’ una caratteristica evidenziatasi da qualche anno sulla scena romana, questa, di fare musica senza dimenticare il particolare curioso o divertente da inserire in un pezzo, piuttosto che inseguire una serietà di stile che rischia di rendere il tutto troppo ‘preciso’. Daniele Silvestri ne ha fatto una regola, Alex Britti sa di cosa si tratta, Gazzè idem, Sognato pure. Così, canzoni come “Aurora”, “Ciliegie lontane”, “Tra i biscotti e le more”, “La bacheca dei microsentimenti” alla fine colpiscono il segno e risaltano proprio perché sono quelle dove Enrico Sognato rischia un po’ di più, e regala qualcosa di suo che prima non c’era, soprattutto sul versante dei testi, a tratti davvero spassosi e comunque sempre intriganti. Il resto sono delle buone canzoni d’autore, più ortodosse forse nella scrittura ma piacevoli negli arrangiamenti, che collaborano all’impressione positiva che suscita questo album dopo qualche ascolto.
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