«ZAMARAMA - Amici di Roland» la recensione di Rockol

Amici di Roland - ZAMARAMA - la recensione

Recensione del 14 mar 2000

La recensione

Ogni epoca ha un gruppo che porta alla luce, mascherata da musica “demenziale”, le magagne della cultura pop. Nei primi anni ’70 gli Squallor cantavano zozzerie apolitiche che venivano ascoltate di nascosto da chi non riusciva proprio a mandare giù la Nuova Compagnia di Canto Popolare. La fine del decennio partorì gli Skiantos, le cui intuizioni folgoranti (“Fate largo all’avanguardia, siete un pubblico di merda”) trovarono il proprio limite nella poca disponibilità di Freak Antoni e soci a giocare con lo show-business prendendolo per le corna come i successivi, “multimediali” Elio e le Storie Tese. Ma “uno su mille ce la fa”: il fenomeno sommerso è ancora più eclatante (basti citare il caso semileggendario degli Etiopi, “cult” mai giunto a consacrazione). Ora sembra essere venuto il momento degli Amici di Roland, i quali si sono specializzati nelle “cover” di sigle televisive degli anni della loro infanzia - per qualche motivo che ci sfugge, molto amate anche dai ventenni che ai tempi di Goldrake”, “Portobello” e “Orzowey” non erano ancora nati.
“Zamarama” quindi regala un nuovo viaggio nella miniera d’oro delle canzoncine con diversi momenti divertenti, altri più fiacchi. In alcuni casi il gruppo, diventato un trio, ci propone i brani puntando su riletture argute (il “Mix api”, dedicato a Maia e Magà); altre volte, sembra voler evidenziare come il tubo catodico offrisse perle misconosciute (che “tiro”, la sigla di “Simon & Simon”!). Le spiritosaggini infilate nei pezzi, non sempre esilaranti, hanno il sapore dell’improvvisazione “live” - del resto, gli album degli “Amici” sono una specie di surrogato dei concerti, vero punto di forza della band (e non dimentichiamo che il budget, riportato con orgoglio, è di 35 milioni di lire: ovvero, si entra in studio, si fa il disco e la sera si va al cinema).
A differenza dell’album “Amici di Roland” del 1998, nel quale veniva saccheggiato soprattutto il prestigioso songbook di Albertelli-Tempera, qui presenti solo con la epica “Hello Spanky” e una versione “acid-house” di “Shooting star”, qui ci sono anche un omaggio al Vasco più “sballato” (“Ieri ho sg. mio figlio”) e creazioni originali dei tre goliardoni torinesi. Le migliori sono la punkeggiante “Musica elettronica” e “Juby Doo”, dedicata al Giubileo. Divertenti, ma un po’ grezze, buttate lì, come il gioco dell’oca senza senso nel booklet, e le foto vestiti da suora. Sembrano non crederci più di tanto, i tre, e accontentarsi di “far ghignare” ridendo del trash. A nostro parere, Roland si aspettava qualcosa di più.
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