«VIBRA - Africa Unite» la recensione di Rockol

Africa Unite - VIBRA - la recensione

Recensione del 13 mar 2000

La recensione

«Torno sui miei passi/faccio rewind/seguo l’ispirazione che mi libera/torno sui passi/ mi perdo con lei/vivo più in alto volo senza gravità» (“Sui miei passi”). Nonostante il contesto della canzone da cui questa frase è ‘rubata’ sia un altro, queste parole riassumono bene lo spirito del nuovo album di Africa Unite, così come pure lo spiega bene il titolo, “Vibra”. Bene hanno fatto gli Africa ad abbandonare sperimentazioni soniche troppo estreme per il loro pubblico, e che rischiavano peraltro di condurre ad una parziale sovrapposizione con quella che è l’attività solista di uno dei fondatori del gruppo, Mada aka Madaski, il techno-cowboy. Bene hanno fatto a ritornare alla musica del sole e della vibra che da sempre ha caratterizzato le loro prove migliori, al lovers style magistralmente interpretato dallo stile di Bunna, e ad un album che unisce contenuti sociali di ritrovata vitalità ed energia ad un tributo d’amore per la ‘loro’ musica. «Credo che sia giunta l’ora di tornare ad impegnarsi in maniera più manifesta, di far vedere che in fondo noi, e quelli come noi, non hanno mai abbassato la guardia», diceva Mada all’inizio dell’anno, e non è un caso che il primo singolo estratto dall’album sia “Sotto pressione” e venga accompagnato da un video che affronta il tema della pena di morte in collaborazione con associazioni come “Nessuno tocchi Caino”. Sin dai primi versi della canzone, «Si sta per varcare il confine, non si può fingere più/ le vene che pompano sangue e i nervi vanno da sé/sono più in tiro che mai amaro in bocca/ che sale forte per distruggere questa realtà ipocrita/ che mi si cuce sempre addosso», gli Africa chiamano a raccolta, mettono in mostra la voglia di serrare le file, di tornare a colpire duro. Ma l’album vive anche di un’altra dimensione, come dicevamo sopra, ed è quella più legata alla dimensione ‘intimista’ e romantica del reggae: esemplari in questo senso brani come “Tu” e “Love me”, veramente ottimi esempi di canzoni sinuose e attraenti, mentre è bellissima la cover di “Baby Jane” di Rod Stewart, trasformata in un anthem estivo e parente stretta di alcune splendide e improbabili cover di Giuliano Palma & The Bluebeaters (gruppo ‘trasversale’ – un po’ di Africa, un po’ di Fratelli, un po’ di Casino Royale - nel quale Bunna milita come bassista). Ma non è ancora tutto, perché “Vibra” dimostra comunque che lo sperimentalismo spinto di “Il gioco” è servito, visto che troviamo su questo album anche ottimi episodi come “Notti” - brano impreziosito da un cyber-rap a cura dello stesso Mada - che portano scritti i segni di quel lavoro, rientrato adesso nel sound del gruppo in una dimensione più convincente. In sintesi un ottimo lavoro, soprattutto nella prima parte, quella rappresentata dalle prime cinque canzoni, e con una bella chiusura rappresentata da “Politics” in una versione realizzata con il quartetto d’archi Architorti, nel quale – guarda caso – milita l’ex-bassista del gruppo, Ciro Cirri.
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