«HALLOWED GROUND - Violent Femmes» la recensione di Rockol

I Violent Femmes al loro top

Bella ristampa per il secondo lavoro della band di Gordon Gano: blast from the past!

Recensione del 25 lug 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Gordon Gano. Come recitava una vecchia pubblicità (anzi una réclame, come si diceva allora): "un nome, un marchio, una garanzia". Ovviamente stiamo parlando del deus ex machina dei Violent Femmes, una delle formazioni più importanti dell’alt-rock made in USA degli anni Ottanta.

In quel decennio si sono guadagnati un certo successo commerciale soprattutto oltreoceano, ma (perdonate l’affermazione in stile “era meglio il primo disco”/“era meglio il demo”) a voler essere pignoli i Violent Femmes il loro meglio, almeno a livello di carica innovativa, personalità ed energia, l’hanno dato coi primi due album: l’eponimo “Violent Femmes” (un concentrato esplosivo di punk, folk e rock da applausi) e – appunto – questo secondo “Hallowed Ground”, uscito a gennaio del 1984 (che traghettava la band verso territori più vicini al country-folk in ammollo American gothic, ma sempre con una vena punk e ruvida di fondo).

È quindi un piacere vedere ristampato proprio “Hallowed Ground” – una volta tanto senza l’aggiunta delle frattaglie di prammatica: questo è il disco con la tracklist originale, nuda, cruda e ficcante. “As is”, come dicono gli americani. E a 34 anni di distanza, alla faccia della nascita di generi come l'alt-country e il neofolk (più o meno hip e più o meno underground, a seconda dei momenti e della direzione del vento), questo disco è ancora validissimo e fresco.

L’iniziale “Country Death”, ad esempio, potrebbe essere uscita lo scorso mese: è il classico brano senza tempo, sempre sorprendente ed entusiasmante. Geniale nella sua semplicità, con quel retrogusto di country in salsa punk con tinte alla Faulkner e sfumature carveriane, che evoca prepotentemente la famosa opera di Grant Wood “American Gothic” – avete presente il quadro del 1930 con la coppia del Midwest ritratta? Ecco – e certi quadretti alla Hopper.

Ma non sarebbe giusto concentrarsi solo sul pezzo d’apertura, per quanto emblematico, perché tutto l’album è di livello altissimo. E non mancano episodi più furiosi, come la bella “Never Tell”, col suo andamento ondivago, fra punk, college rock, rock lo-fi e garage rock; oppure le atmosfere alla Jonathan Richman di “Jesus Walking On Water” e il roots rock squinternato della title track – per fare solo qualche esempio.

In sostanza, una ristampa graditissima di un classico ingiustamente dimenticato. Quindi, se già non siete iniziati al culto delle femmine violente, sapete cosa fare.

TRACKLIST

01. Country Death Song (05:01)
02. I Hear The Rain (01:30)
03. Never Tell (07:08)
06. Hallowed Ground (04:15)
07. Sweet Misery Blues (02:45)
08. Black Girls (05:39)
09. It's Gonna Rain (04:10)
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