«MORDERE LA POLVERE - Bordo» la recensione di Rockol

Bordo: leggi qui la recensione di "Mordere la polvere"

Primo EP per i Bordo, cinque ragazzi milanesi dediti all'emocore.

Recensione del 24 giu 2018 a cura di Marco Jeannin

Voto 6/10

La recensione

Riuscire a “dimenticare” è una questione complicata, si scrive per esternare paure o per esorcizzarle. Pesi che restano come incudini e bocche che si aprono senza emettere alcun suono: il dolore si annida nei meandri della mente, nei ricordi del vissuto. A volte combatterlo è un po' come prendere a pugni la sabbia cercando di  lasciarsi tutto alle spalle e di guardare avanti.

I Bordo sono una band emocore di stanza a Milano.

Attivi dal 2014, anno di pubblicazione del primo, omonimo EP, nel 2015 scrivono e registrano al Toxic Basement Studio di Carate Brianza, affiancati da Carlo Altobelli, il loro secondo lavoro, questo “Mordere la polvere” che oggi abbiamo la possibilità di ascoltare per bene grazie a V4V, etichetta che il disco l’ha preso e l’ha pubblicato ufficialmente a ben tre anni di distanza dalla nascita, stampandolo anche in una deliziosa edizione limitata in musicassetta di colore azzurro. Ecco quindi che il 2018 diventa l’anno in cui i Bordo fanno il loro ingresso ufficiale nel mondo: la band in questi tre anni non ha mai smesso di suonare e si affaccia oggi su quello che ha l’aria di essere un nuovo inizio con cinque pezzi (più uno) di sano emocore guidato dalla carica di tre chitarre, sostenute da basso e batteria e chiamate ad intrecciare saliscendi emotivi dal carattere quasi punk e hardcore. Un muro compatto verso cui i Bordo si lanciano a testa bassa per esorcizzare il peso di cui si parlava in principio, quello dei ricordi, di qualcosa difficile da dimenticare. E proprio alla bella opening “Dimenticare” fanno seguito le altrettanto valide “Vestiti”, il cui emocore splende proprio nelle trame di chitarra e nelle conseguenti accelerazioni improvvise lanciando poi la volata alle mazzate di “Discese”, pezzo aizza platea seguito giustamente da un interludio strumentale di un minuto, pausa chiamata a far prendere il respiro prima dell’ultimo salto;  “Brocche” riporta i ritmi alla giusta velocità e apre al pezzo più emotivo, quasi epico del lotto, la conclusiva “Incudini”.

Che dire; bene che V4V abbia deciso di metterci mano e rinfrescare la memoria a tutti, levando la polvere da un disco che la polvere la morde letteralmente e che non aveva senso tenere sulla mensola. Dischi così non fanno mai male.

TRACKLIST

01. Dimenticare
02. Vestiti
03. Discese
04. -
05. Bocche
06. Incudini
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