«ACIDO ACIDA (ANNIVERSARY EDITION) - Prozac+» la recensione di Rockol

Prozac +: vent'anni storditi e gioiosi di "Acido Acida"

Due appuntamenti live e una nuova edizione per il disco simbolo dei Prozac+: la recensione della ristampa

Recensione del 26 mag 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

“Mi sento scossa agitata, agitata un po' nervosa” è una di quelle scintille che spalanca immediatamente una finestra sugli anni Novanta. Un tormentone infallibile, metrica un po’ sbilenca e riff tagliente, che ha permesso ai Prozac+ di raggiungere anche i sassi e al tempo stesso aprire un varco punk-pop nelle classifiche dello Stivale. Correva l’anno 1998 e il gruppo friulano composto da Gian Maria Accusani, Elisabetta Imelio e Eva Poles con “Acido Acida” si ritagliava, forse inaspettatamente, un ruolo da protagonista in una stagione vissuta in heavy rotation e che ora è tempo di celebrare con la nuova presentazione del loro album-manifesto.

Il disco dei Prozac+, oggi come allora, offre il ritratto di una provincia sempre in bilico che manifesta il suo disagio senza troppi giri di parole, raccontandone la familiarità con le droghe e le difficoltà crescenti nei rapporti sociali. Un quadro di sconsolante umanità proposto in tono scanzonato attraverso filastrocche ai limiti del non-sense, accordi aperti e uno stile semplice quanto diretto che da un lato ha fatto alzare un coro di disapprovazione per l’eccessiva leggerezza nel trattare argomenti che leggeri non sono, dall’altro ha portato alla band di Pordenone una cassa di risonanza immensa, amplificata a dismisura dalla sua hit per eccellenza, quell’”Acida” che dell’opera quasi omonima è il brano di punta.  L’onda lunga di quella botta è la riedizione di “Acido Acida” per i primi vent’anni dello storico successo mainstream dei Prozac+.

Ascoltate due decadi dopo, le difficoltà che Accusani ha messo al centro delle sue canzoni, risplendono di una nuova luce, sinistramente profetica, su quanto di lì a poco gli anni Novanta si lasceranno dietro, dal crescente uso di psicofarmaci, al malessere di una generazione che non è più riuscita a trovare il proprio spazio in un Paese che stava iniziando annaspare economicamente e socialmente. In “Acido Acida” non ci sono lanci di slogan politici o alzate di barricate, anzi, l’intero programma non si discosta mai dalla melodia facile, dalla strofa sghemba e da quegli inni provocatori che con fare cinico mostrano la faccia nascosta dietro la maschera del benessere. “Acida” mette in luce lo stato d’animo di chi la felicità riesce a trovarla solo tramite l’uso di pastiglie, prendendo la traiettoria della sfrontata leggerezza. Si riesce così a spingere in velocità le storie tristi di “Colla”, quella utilizzata per mettere insieme i cocci di una vita, e la superficiale follia di “Ho raccontato che”. Una bizzarra divergenza tra furore punk e orecchiabilità pop che si manifesta con spiazzante disinvoltura, in “Prato” come in “Quore” e “Baby”: crudi e diretti, ma anche edulcorati e sbarazzini al punto da essere accessibili alle masse in una sequenza di favole nere confezionate in una grafica luccicosa e allegramente pop.

Poche le variazioni sul tema: in "Ics" i ritmi si fanno più lenti, mentre in “GM”, esposizione di un umano annullamento, e nella latente disperazione di “Betty tossica” la Poles cede il microfono all’unico uomo del gruppo, spezzando così una catena di brani fin troppo omogenea. Le immancabili bonus che arricchiscono l’edizione in cd - la versione in vinile invece ripropone la sola scaletta originale - presentano “Sognare”, originariamente presente solo nel picture disc del 1998 e la cover di “What do I get” dei Buzzcocks pubblicata in origine come lato b del singolo “Baby”. Di una seconda cover, invece, la “Boys don’t cry” dei Cure, inserita nel singolo di “Acida”, si sono perse purtroppo le tracce. A completare il quadro, infine, la riedizione è espansa con le versioni inglesi di “Acida”, “Ics”, “GM” e “Colla”.

“Acido Acida” non è un album di grande struttura, eppure, senza esigere granché nella sua sostanza, ha una capacità quasi unica di muoversi in equilibrio sul confine che divide i poli opposti della parodia e della serietà, cogliendo al meglio lo spirito contraddittorio del proprio tempo. Sfiorata la vetta delle duecentomila copie vendute, il gruppo friulano ha saputo trovare il suo posto al sole nel grande fermento artistico a cavallo del nuovo millennio con un lavoro da mandare giù d’un fiato, facile e veloce. Un traguardo notevole per chi pochi anni prima del grande colpo, esordiva per la storica Vox Pop di Manuel Agnelli, Mauro Ermanno Giovanardi e Giacomo Spazio con “Testa Plastica”, mettendo al centro del proprio mondo non solo una buona dose di trasgressione, ma anche la realtà sottovalutata della provincia italiana.

In occasione del ventennale il trio ha scelto di chiudere sul palco un’esperienza meravigliosa, dichiarando di non avere altri progetti in mente per la loro avventura artistica. Non ci sono quindi reunion in vista, se non i due appuntamenti dal vivo che i friulani hanno deciso di offrire al pubblico, quello imminente del 26 maggio a Milano al MiAmi, e poi il 31 agosto all’Home Festival di Treviso. Una ricorrenza quella di “Acido Acida” che i tre Prozac sentivano di dover celebrare e che, guarda caso, arriva nello stesso anno in cui l'antidepressivo fluoxetina festeggia i trent’anni del suo marchio commerciale più diffuso.

TRACKLIST

01. Prato (03:13)
02. Piove (02:55)
03. Ho Raccontato Che (02:58)
04. Colla (03:03)
05. Ringraziati (02:55)
06. Ics (03:33)
07. Acida (02:37)
08. Baby (03:10)
09. GM (02:41)
10. Quore (03:04)
11. Piango (02:57)
12. Quando Mi Guardo (03:25)
13. Fenomeno (02:49)
14. Betty Tossica (03:18)
15. Sognare (03:00)
16. What Do I Get? (02:25)
17. Acida - English Version (02:40)
18. X - English Version - Remastered 2018 (03:36)
19. GM - English Version - Remastered 2018 (02:44)
20. Glue - English Version - Remastered 2018 (03:06)
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