«MINUS - Daniel Blumberg» la recensione di Rockol

Daniel Blumberg, un cantautore fuori dagli schemi: la recensione "Minus"

Se vi piacciono Nick Cave e i Velvet Underground, segnatevi questo nome: tra cantautorato e improvvisazione: lo stupendo esordio di Daniel Blumberg

Recensione del 11 mag 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"Sono qua, ma senza l'intenzione di provare qualcosa". Una semplice frase ripetuta ossessivamente, su un giro di piano e un violino prima dissonante, poi con una melodia da manuale di contrappunto. Inizia così uno dei dischi più belli di questo 2018: pochi secondi e sei già dentro il mondo di Daniel Blumberg, senza via d'uscita. "Minus", come quella frase "Minus the intent to feel, I'm here".

Londinese, 27 anni, Blumberg ha già una lunga carriera alle spalle: musica pubblicata come Yuck, Oupa e e collaborazioni con Low, Lambchop e Royal Trux. Dal 2013 si esibisce regolarmente al Café Oto, noto locale londinese dedito al free jazz e all’improvvisazione, e a quel mondo guarda anche "Minus", oltre che a Nick Cave e ai Velvet Underground - giusto per darvi un'idea. Non a caso esce per la Mute, l'etichetta storica dell'australiano, che ha messo sotto contratto Blumberg l'anno scorso per il suo primo disco solista.

La cosa bella di "Minus" è la personalità del suo autore: vero, vengono in mente questi riferimenti (e anche i Low e Lambchop, appunto). Ma in queste sette canzoni Blumberg è riuscito a condensare un'intensità, una potenza espressiva rare, anche per artisti con più esperienza.

La scrittura di Blumberg è classica: spesso si basa su un sempluce giro di piano. La voce è intensa, ma mai sopra le righe. Il resto lo fanno gli arrangiamenti e la band, oltre al produttore  Peter Walsh (collaboratore di Scott Walker): il  violinista Billy Steiger e ol contrabbassista Tom Wheatley al batterista Jim White (Dirty Three, Smog, Cat Power).
Insieme alla chitarra (dello stesso Blumberg), i musicisti riescono a creare un'atmosfera inquietante, fatta di un alternarsi di melodie e suono dissonanti  - soprattutto violino e chitarra. In questo, Blumberg richiama la sua esperienza nel jazz e nell'improvvisazione, e la lezione del post-rock: "Madder" è una lunga suite di quasi 13 minuti in cui questo modello viene portato all'estremo, alternando aperture melodica e improvvisazioni.

Ma non spaventatevi: "Minus" è un disco di una bellezza disarmante. Le parti strumentali e dissonanti non sono mai fine a se stesse, ma servono ai brani, che sono canzoni-canzoni, alla fine. Quei suoni servono per creare l'atmosfera e le emozioni : "Minus", alla fine è un "break-up record", registrato in 5 giorni dopo la fine di una lunga relazione, e Blumberg ha semplicemente trovato un modo diverso - il suo - per raccontare uno dei sentimenti più antichi e musicati del mondo. Da non perdere.

TRACKLIST

01. Minus (05:42)
02. The Fuse (03:46)
03. Madder (12:33)
04. Stacked (04:50)
05. Permanent (05:04)
06. The Bomb (04:58)
07. Used to Be Older (07:28)
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